“I read the news today, oh boy, about a lucky man that who made the grade…”
Le note di “A day in the life” mi stavano accompagnando nel casco. Una canzone dei Beatles, che era quanto mai in tema. Era proprio un giorno della vita, un giorno iniziato ieri, ma che non sarà come tutti gli altri.
La motocicletta stava correndo oramai da parecchie ore. La strada scorreva sotto le ruote, il vento passava sulla carena, la musica nel casco accompagnava nel viaggio.
Anche se si era molto a nord, il tempo era sereno, e non faceva affatto freddo. Il ronzio regolare del quadricilindrico che ci spingeva verso nord si accompagnava al sibilo della trasmissione, e la mole della grossa motocicletta dava una netta sensazione di sicurezza.
I cartelli indicavano che tra 18 Km c’era lo svincolo per Liverpool… no, erano 18 miglia.
Tenere la sinistra non era stata una cosa difficile, appena sbarcati dal traghetto mi abituai molto in fretta a superare a destra e a marciare sulla corsia a sinistra. Le cose peggiori erano le rotonde, dato che sembrava che tutti volessero venirmi addosso. Per il resto i problemi venivano dalle diverse unità di misura che non andavano d’accordo con la strumentazione della motocicletta, tarata in chilometri invece che in miglia, e non andavano d’accordo nemmeno con la mia abitudine a vedere indicazioni espresse in chilometri invece che in miglia. Certo che tra 18 chilometri e 18 miglia la differenza è sostanziale, dovrò sforzarmi di abituarmici…
Liverpool… in effetti molte volte ascoltando Penny Lane mi era venuta la voglia di visitarla. Chissà come è fatto quel quartiere. Quante volte ho ascoltato le canzoni dei Beatles, e Penny Lane è una delle mie preferite. Ora sono vicino a Liverpool, magari si potrebbe deviare il percorso. Parlare di deviazione forse non è nemmeno corretto. Dopotutto non abbiamo una meta precisa, quindi ogni strada è buona. Anche se una meta c’è, ed è ancora lontana.
Pensando alla destinazione mi viene spontaneo pensare alla strada fatta fino ad ora. Al viaggio sul traghetto. Alle autostrade francesi. Alla notte passata in un motel autostradale. Ai chilometri fatti velocemente, sempre verso nord. E pensare a quando tutto questo ècominciato, a quando qualcosa si è rotto, e mi ha fatto fare quello che ho fatto. Ma del passato ho solo dei ricordi frammentari. Non ne so il perché. Forse perché ormai il passato è passato, e pensarci su non ha più importanza.
Ricordo che mi ero svegliato tardi, ed era una bella giornata. Il vento aveva spazzato via le nuvole della sera prima, e l’aria era fresca. Avevo aperto la finestra, e l’aria aveva anche un buon profumo. Sapeva di pulito, di buono. Era una giornata da motocicletta. E una volta vestito andai a prendere la moto, e mi misi in viaggio verso il lavoro.
Ricordo l’autostrada dove la moto correva veloce, e come ogni volta che la usavo appena sentivo il motore, mi venivano i brividi. Pensavo a come fosse bello andare in moto, e alle sensazioni che provavo quando andavo in moto con la donna che amavo. E a come in quei momenti stessi bene. Ma forse oggi stavo fin troppo bene quando guardai le montagne che si stagliavano negli specchietti, e pensavo a quello che c’era dietro. Molto lontano da me.
Ricordo che la moto cambiò strada, prese il primo svincolo, e alla rotonda cominciò a tornare indietro. Io non pensavo più. Faceva tutto lei, io sognavo….In un attimo fui a casa, e fu veloce fare i bagagli. Ancora più veloce caricare la moto e mettersi in moto, ma questa volta la direzione era diversa. Verso sud.
Ricordo di avere fatto una telefonata, dalla moto. Mi rispose una voce assonnata, era presto, l’avevo svegliata. Mi sentii che ero strano, anche perché quello che le dissi furono poche parole. Riuscii a dirle solo “Sto venendo a prenderti, prepara qualcosa da portarti via”. Mi sentii mentre dicevo queste parole, e per un attimo ebbi un lampo di raziocinio. Ma che cosa stavo dicendo ? Ma sono fuori di testa ? Ora mi manda a quel paese….
Ricordo la sua risposta, che arrivò dopo una pausa di alcuni secondi, ma che mi sembrarono una eternità. Mi chiese solo “Dove andiamo amore mio?” Riuscii a rispondere solo “In Scozia”. Sentii da lei un “Va bene, ti aspetto.” e poi chiuse la comunicazione.
Ricordo che non ci misi molto ad orientarmi in quella città che avevo visto solo qualche volta. La chiamai ancora per dirle che stavo arrivando, e quando arrivai lei stava uscendo dal cancello. Mi fermai e scesi dalla moto. Lei mi guardò a lungo, non disse nulla. Mi si avvicinò e mi abbracciò. Non ci volle molto per caricare i bagagli, si mise il casco, e partimmo. Dopo meno di mezz’ora eravamo in autostrada, verso nord.
La musica ci ha accompagnato per tutto il viaggio da allora. I chilometri scorrevano veloci, le uscite dell’autostrada passavano una dopo l’altra, e ci avviammo verso la Valle d’Aosta. Per andare in Francia era più bello farlo dal Piccolo S. Bernardo, visto che il tunnel del Bianco mi angosciava. La strada che da La Thuile porta al valico era bellissima, e anche se l’avevo fatta altre volte, questa volta era più bella delle altre.
Curva dopo curva la motocicletta saliva, e proseguiva verso la Francia. Sentivo le sua braccia che mi abbracciavano, che mi toccavano. Se allungavo una mano, le potevo toccare le gambe. E mi piace fare scivolare la mano sulla gamba, farla risalire, sulle cosce…. Ci siamo fermati un paio di volte, per ammirare il paesaggio, prima sul versante Italiano, poi su quello Francese. E ogni volta siamo risaliti in moto a fatica, dato che avremmo voluto fermarci ad abbracciarci sui prati, ma volevamo anche arrivare in fretta a destinazione.
Le autostrade Francesi scorrono veloci, e ci sono molti motel nelle aree di servizio, ed è comodo viaggiare così. E’ facile trovare dove fermarsi a dormire, anche se poi di dormire non se ne è parlato per un bel pezzo. Lungo la strada avevamo parlato a lungo, di ogni cosa, come sempre. Cercammo un motel per fermarci, perché stanchi, ma una volta in camera, chiusa la porta, la stanchezza svanì. Tutto cominciò con un abbraccio, ma dall’abbraccio al bacio il passo fu breve, dal bacio ad una serie di baci, ancora più breve. E a quel punto le mani erano già sotto ai vestiti… e le carezze vennero spontanee.
Le carezze erano sempre più dolci ed audaci, i vestiti caddero quasi da soli. Con le labbra ci si sfiorava su tutto il corpo. Ci era già successo altre volte, ma questa era diversa. Ora non avevamo limiti di tempo, potevamo dedicarci tutto il tempo che volevamo, e dopo poco eravamo sul letto, abbracciati come non mai, a baciarci come se fosse stata la prima volta. E i baci scivolarono sul corpo, per arrivare in ogni parte. Dolcissimi come sempre, emozionanti come non mai. Fu un alternarsi di piacere e sensazioni di rilassamento, come mancavano da tempo. I corpi che si sfioravano, che si toccavano, la sensazione di essere dentro di lei, di sentirmi suo, il suo piacere, e poi il mio piacere. Sensazioni che ci accompagnarono per molte ore, fino ad addormentarci ma senza essere stanchi, ma per la dolcezza che sentivamo dentro di noi.
La luce del giorno mi svegliò, era mattina presto, e non avevamo chiuso abbastanza le tende della finestra. Una luce particolare entrava nella camera, e potevo vedere il suo viso, che in quella luce aveva un espressione particolare, era dolcissimo e rilassato. Così bello che non riuscii a trattenermi dal baciarlo, dallo sfiorarlo con le labbra. Lei non si svegliò subito, continuai a baciarla quasi per qualche minuto prima di sentirla muovere. E appena cominciò a muoversi, cercò le mie labbra con le sue, e continuammo a baciarci per molto tempo. Anche se sapevo che avremmo dovuto alzarci e ripartire, non sapevo rinunciare alle sensazioni dolcissime che avevo dalle sue labbra…. ma alla fine la consapevolezza che la strada era ancora lunga ci chiamò, e ci alzammo dal letto.
Dopo una veloce colazione ci ritrovammo ancora in sella, ancora sulle autostrade francesi, verso la costa nord della Francia. Viaggiare con lei è una sensazione particolare. Non riesce a stare per più di dieci minuti senza toccarmi, senza farmi sentire che è dietro di me. Mi tocca le spalle, mi abbraccia, mi tocca le gambe, le braccia. Ed una cosa che mi fa letteralmente impazzire, della quale non potrò mai più fare a meno. Ora che ci penso, non glielo ho mai detto. Magari un giorno troverò il modo di dirglielo….
Raggiungemmo in poche ore Calais, dove prendemmo un traghetto per Dover. E’ stato difficile fare capire che non mi serviva un biglietto di andata e ritorno, ma alla fine ottenni i biglietti di sola andata.
La traversata è stata veloce, poco più di un’ora, e arrivati a Dover trovammo in fretta la strada per Londra. Qui i limiti di velocità sono rispettati, e occorre fare più attenzione a muoversi, ma tanto non abbiamo fretta. Anche qui le autostrade scorrono veloci, e una volta arrivati alla circonvallazione di Londra, prendemmo la direzione per Birmingham, e poi Liverpool, sempre verso nord….
Mentre ripensavo alla strada fatta fino am qui, la moto ha preso lo svincolo, ci stiamo dirigendo verso Liverpool. Oramai sa da sola dove deve andare. Da quando l’ho chiamata Enterprise, questa moto mi ha dato molte sorprese. Credo proprio che un nome migliore di questo, non potevo trovarlo. Questa notte dormiremo qui, un bed & breakfast lo si troverà senza troppi problemi, e Penny Lane Val bene un giorno di ritardo. Ma in effetti non ci sono orari da rispettare.
Oggi è il nostro secondo giorno di libertà, il secondo giorno in cui stiamo decidendo delle nostre vite. Ci aspetta qualcosa di nuovo, qualcosa che non conosciamo. Dovremo trovare dove stare e cosa fare, e non sarà qualcosa di facile, ma le cose migliori della vita non sono mai facili. Ma quando si ottengono, danno una soddisfazione che non ha eguali, e che può dare senso ad una vita intera.
In alcuni momenti ricordo perché chiamai Enterprise la mia moto subito dopo averla acquistata. Era un nome che le si addiceva molto. Era un nome da astronave, e come una astronave percorre le strade del cosmo, una moto come questa percorre le strade del mondo, senza barriere e frontiere, alla ricerca della Libertà.
E oggi l’Enterprise stava correndo su delle nuove strade, e ci avrebbe portato dove forse nessun uomo era mai giunto prima. Non sapevo dove andava, ma sapevo solo che non sarebbe mai più tornata indietro.
Le note di “A day in the life” mi stavano accompagnando nel casco. Una canzone dei Beatles, che era quanto mai in tema. Era proprio un giorno della vita, un giorno iniziato ieri, ma che non sarà come tutti gli altri.
La motocicletta stava correndo oramai da parecchie ore. La strada scorreva sotto le ruote, il vento passava sulla carena, la musica nel casco accompagnava nel viaggio.
Anche se si era molto a nord, il tempo era sereno, e non faceva affatto freddo. Il ronzio regolare del quadricilindrico che ci spingeva verso nord si accompagnava al sibilo della trasmissione, e la mole della grossa motocicletta dava una netta sensazione di sicurezza.
I cartelli indicavano che tra 18 Km c’era lo svincolo per Liverpool… no, erano 18 miglia.
Tenere la sinistra non era stata una cosa difficile, appena sbarcati dal traghetto mi abituai molto in fretta a superare a destra e a marciare sulla corsia a sinistra. Le cose peggiori erano le rotonde, dato che sembrava che tutti volessero venirmi addosso. Per il resto i problemi venivano dalle diverse unità di misura che non andavano d’accordo con la strumentazione della motocicletta, tarata in chilometri invece che in miglia, e non andavano d’accordo nemmeno con la mia abitudine a vedere indicazioni espresse in chilometri invece che in miglia. Certo che tra 18 chilometri e 18 miglia la differenza è sostanziale, dovrò sforzarmi di abituarmici…
Liverpool… in effetti molte volte ascoltando Penny Lane mi era venuta la voglia di visitarla. Chissà come è fatto quel quartiere. Quante volte ho ascoltato le canzoni dei Beatles, e Penny Lane è una delle mie preferite. Ora sono vicino a Liverpool, magari si potrebbe deviare il percorso. Parlare di deviazione forse non è nemmeno corretto. Dopotutto non abbiamo una meta precisa, quindi ogni strada è buona. Anche se una meta c’è, ed è ancora lontana.
Pensando alla destinazione mi viene spontaneo pensare alla strada fatta fino ad ora. Al viaggio sul traghetto. Alle autostrade francesi. Alla notte passata in un motel autostradale. Ai chilometri fatti velocemente, sempre verso nord. E pensare a quando tutto questo ècominciato, a quando qualcosa si è rotto, e mi ha fatto fare quello che ho fatto. Ma del passato ho solo dei ricordi frammentari. Non ne so il perché. Forse perché ormai il passato è passato, e pensarci su non ha più importanza.
Ricordo che mi ero svegliato tardi, ed era una bella giornata. Il vento aveva spazzato via le nuvole della sera prima, e l’aria era fresca. Avevo aperto la finestra, e l’aria aveva anche un buon profumo. Sapeva di pulito, di buono. Era una giornata da motocicletta. E una volta vestito andai a prendere la moto, e mi misi in viaggio verso il lavoro.
Ricordo l’autostrada dove la moto correva veloce, e come ogni volta che la usavo appena sentivo il motore, mi venivano i brividi. Pensavo a come fosse bello andare in moto, e alle sensazioni che provavo quando andavo in moto con la donna che amavo. E a come in quei momenti stessi bene. Ma forse oggi stavo fin troppo bene quando guardai le montagne che si stagliavano negli specchietti, e pensavo a quello che c’era dietro. Molto lontano da me.
Ricordo che la moto cambiò strada, prese il primo svincolo, e alla rotonda cominciò a tornare indietro. Io non pensavo più. Faceva tutto lei, io sognavo….In un attimo fui a casa, e fu veloce fare i bagagli. Ancora più veloce caricare la moto e mettersi in moto, ma questa volta la direzione era diversa. Verso sud.
Ricordo di avere fatto una telefonata, dalla moto. Mi rispose una voce assonnata, era presto, l’avevo svegliata. Mi sentii che ero strano, anche perché quello che le dissi furono poche parole. Riuscii a dirle solo “Sto venendo a prenderti, prepara qualcosa da portarti via”. Mi sentii mentre dicevo queste parole, e per un attimo ebbi un lampo di raziocinio. Ma che cosa stavo dicendo ? Ma sono fuori di testa ? Ora mi manda a quel paese….
Ricordo la sua risposta, che arrivò dopo una pausa di alcuni secondi, ma che mi sembrarono una eternità. Mi chiese solo “Dove andiamo amore mio?” Riuscii a rispondere solo “In Scozia”. Sentii da lei un “Va bene, ti aspetto.” e poi chiuse la comunicazione.
Ricordo che non ci misi molto ad orientarmi in quella città che avevo visto solo qualche volta. La chiamai ancora per dirle che stavo arrivando, e quando arrivai lei stava uscendo dal cancello. Mi fermai e scesi dalla moto. Lei mi guardò a lungo, non disse nulla. Mi si avvicinò e mi abbracciò. Non ci volle molto per caricare i bagagli, si mise il casco, e partimmo. Dopo meno di mezz’ora eravamo in autostrada, verso nord.
La musica ci ha accompagnato per tutto il viaggio da allora. I chilometri scorrevano veloci, le uscite dell’autostrada passavano una dopo l’altra, e ci avviammo verso la Valle d’Aosta. Per andare in Francia era più bello farlo dal Piccolo S. Bernardo, visto che il tunnel del Bianco mi angosciava. La strada che da La Thuile porta al valico era bellissima, e anche se l’avevo fatta altre volte, questa volta era più bella delle altre.
Curva dopo curva la motocicletta saliva, e proseguiva verso la Francia. Sentivo le sua braccia che mi abbracciavano, che mi toccavano. Se allungavo una mano, le potevo toccare le gambe. E mi piace fare scivolare la mano sulla gamba, farla risalire, sulle cosce…. Ci siamo fermati un paio di volte, per ammirare il paesaggio, prima sul versante Italiano, poi su quello Francese. E ogni volta siamo risaliti in moto a fatica, dato che avremmo voluto fermarci ad abbracciarci sui prati, ma volevamo anche arrivare in fretta a destinazione.
Le autostrade Francesi scorrono veloci, e ci sono molti motel nelle aree di servizio, ed è comodo viaggiare così. E’ facile trovare dove fermarsi a dormire, anche se poi di dormire non se ne è parlato per un bel pezzo. Lungo la strada avevamo parlato a lungo, di ogni cosa, come sempre. Cercammo un motel per fermarci, perché stanchi, ma una volta in camera, chiusa la porta, la stanchezza svanì. Tutto cominciò con un abbraccio, ma dall’abbraccio al bacio il passo fu breve, dal bacio ad una serie di baci, ancora più breve. E a quel punto le mani erano già sotto ai vestiti… e le carezze vennero spontanee.
La luce del giorno mi svegliò, era mattina presto, e non avevamo chiuso abbastanza le tende della finestra. Una luce particolare entrava nella camera, e potevo vedere il suo viso, che in quella luce aveva un espressione particolare, era dolcissimo e rilassato. Così bello che non riuscii a trattenermi dal baciarlo, dallo sfiorarlo con le labbra. Lei non si svegliò subito, continuai a baciarla quasi per qualche minuto prima di sentirla muovere. E appena cominciò a muoversi, cercò le mie labbra con le sue, e continuammo a baciarci per molto tempo. Anche se sapevo che avremmo dovuto alzarci e ripartire, non sapevo rinunciare alle sensazioni dolcissime che avevo dalle sue labbra…. ma alla fine la consapevolezza che la strada era ancora lunga ci chiamò, e ci alzammo dal letto.
Dopo una veloce colazione ci ritrovammo ancora in sella, ancora sulle autostrade francesi, verso la costa nord della Francia. Viaggiare con lei è una sensazione particolare. Non riesce a stare per più di dieci minuti senza toccarmi, senza farmi sentire che è dietro di me. Mi tocca le spalle, mi abbraccia, mi tocca le gambe, le braccia. Ed una cosa che mi fa letteralmente impazzire, della quale non potrò mai più fare a meno. Ora che ci penso, non glielo ho mai detto. Magari un giorno troverò il modo di dirglielo….
Raggiungemmo in poche ore Calais, dove prendemmo un traghetto per Dover. E’ stato difficile fare capire che non mi serviva un biglietto di andata e ritorno, ma alla fine ottenni i biglietti di sola andata.
La traversata è stata veloce, poco più di un’ora, e arrivati a Dover trovammo in fretta la strada per Londra. Qui i limiti di velocità sono rispettati, e occorre fare più attenzione a muoversi, ma tanto non abbiamo fretta. Anche qui le autostrade scorrono veloci, e una volta arrivati alla circonvallazione di Londra, prendemmo la direzione per Birmingham, e poi Liverpool, sempre verso nord….
Mentre ripensavo alla strada fatta fino am qui, la moto ha preso lo svincolo, ci stiamo dirigendo verso Liverpool. Oramai sa da sola dove deve andare. Da quando l’ho chiamata Enterprise, questa moto mi ha dato molte sorprese. Credo proprio che un nome migliore di questo, non potevo trovarlo. Questa notte dormiremo qui, un bed & breakfast lo si troverà senza troppi problemi, e Penny Lane Val bene un giorno di ritardo. Ma in effetti non ci sono orari da rispettare.
Oggi è il nostro secondo giorno di libertà, il secondo giorno in cui stiamo decidendo delle nostre vite. Ci aspetta qualcosa di nuovo, qualcosa che non conosciamo. Dovremo trovare dove stare e cosa fare, e non sarà qualcosa di facile, ma le cose migliori della vita non sono mai facili. Ma quando si ottengono, danno una soddisfazione che non ha eguali, e che può dare senso ad una vita intera.
In alcuni momenti ricordo perché chiamai Enterprise la mia moto subito dopo averla acquistata. Era un nome che le si addiceva molto. Era un nome da astronave, e come una astronave percorre le strade del cosmo, una moto come questa percorre le strade del mondo, senza barriere e frontiere, alla ricerca della Libertà.
E oggi l’Enterprise stava correndo su delle nuove strade, e ci avrebbe portato dove forse nessun uomo era mai giunto prima. Non sapevo dove andava, ma sapevo solo che non sarebbe mai più tornata indietro.
Diciamo che la generalizzazione aveva una vena umoristica,anche se differenze sostanziali tra uomini e donne ce ne sono,o forse,tra certi uomini e certe donne.Le eccezioni ci sono e' naturale,ma cosi' rare che come tali servono solo a confermare la regola.Il 'Secondo me' e' sottinteso!
RispondiEliminaNon c'è momento migliore per capire la parola libertà - quando è frutto di un'altra vita e tu credi che non abbia nulla a che vedere con te - che quello stesso in cui tu stai cercando di capire cos'è per te.
RispondiEliminaE alla fine la sensazione sulla pelle è la medesima.
Notte.
Tigre
Wow... chissà che bello arrivare a Liverpool via strada...
RispondiEliminaIo ci sono arrivata in aereo... e secondo me non ha lo stesso fascino.
Secondo me arrivarci in moto ha un fascino ancora diverso. Come qualunque destinazione raggiunta in moto.
RispondiEliminaComunque prima o poi faccio il pieno, prendo la A8 e parto verso nord...