martedì 30 settembre 2008

In viaggio verso Roma

Mi sveglio presto per prepararmi alla partenza. Quando mi preparo per fare un viaggio in moto ho una check list abbastanza lunga. Mi metto i pantaloni in goretex con le protezioni rigide, gli stivali, poi anche il giubbotto con protezioni, e prima di quello il paraschiena… sembra una corazza.



Poi sarà il casco, con la connessione dell’interfono, con il GPS interfacciato all’interfono. Sempre all’interfono collego poi il lettore MP3, la moto stessa che ha programmatore di velocità e computer di bordo.  Mi sembra di essere una via di mezzo tra un cavaliere medioevale e un pilota di un caccia.



Alla fine scendo nell’hangar… ehm.. nel garage con le borse da caricare, carico la moto, salgo in sella e parto. Anche se sono più di 25 anni che vado in moto, la sensazione alla partenza è sempre la stessa. Sentire il motore che sale di giri, la spinta che aumenta, la velocità che sale, il vento sul casco, mi dà sempre una sensazione di libertà incredibile.



BMW K1200LTA volte la dimensione della motocicletta me la fa sentire un poco strana. Sentire quasi 400 Kg di moto non dà l’immediatezza che si potrebbe avere da una motocicletta. Mentre mi dirigo verso l’autostrada mi sembra di entrare in un tunnel iperspaziale, alla fine del quale troverò dei nuovi mondi da scoprire.



L’autostrada scorre veloce, ascoltando la musica, con il programmatore di velocità posizionato a 130 Km/h. Fino a Bologna il viaggio prosegue veloce, poi esco e programmo sul GPS la strada per il Passo della Futa. Da li in avanti inizia il viaggio vero e proprio.



La strada comincia a salire, in direzione Passo della Raticosa, dopo una ventina di Km le curve cominciano a susseguirsi, una dopo l’altra. La velocità non è elevatissima, ma comunque vado più veloce di ogni autovettura che incontro, le sorpasso tutte senza problema. Poi la strada sale, e non c’è più nessuno. Sono quasi le 13.00, c’era bel tempo, e sentivo la moto che mi seguiva, curva dopo curva.



La musica nel casco mi accompagna nella strada, la velocità sale, vedo nello specchietto il faro di una moto, che prova a sorpassarmi… ma ci sono troppe curve, e non ci riesce. Solo dopo una curva, un rettilineo, e questa moto (che poi vedo essere una MT01) apre il gas e mi sorpassa.



Io continuo nella strada, e la velocità sale… e ad ogni curva la moto si abbassa sempre di più. Arriva una curva… staccata, due marce in meno, entro in curva, la curva chiude, allora piego di più… scrushhhh… sento il piede che viene sollevato un poco…



Capisco di avere toccato per terra con la pedana. Mi spavento un poco, forse vado troppo veloce. Poi altre curve, torno ad accelerare, ora la curva è a sinistra, una bella curva veloce, ampia… entro in curva, accelero un poco… sento prima un effetto strano sull’esterno dello stivale, poi ancora… scrushhhh… questa volta era sul lato sinistro…



Continuo a salire, curva dopo curva arrivo alla Raticosa. Mi fermo sul piazzale in mezzo ad altre decine di moto, come sempre sembra un raduno, ma era solo un giorno feriale come tanti. Tante altre moto, molte sportive, qualche enduro, la mia era l’unica da turismo.



Guardo il contachilometri. Sono 62.000, e ripenso a quando l’ho comperata. Una moto comoda per fare turismo in due, presa per fare tanta strada in due. Ma di quei chilometri sono stati forse 12.000 quelli che ho fatto con qualcuno. Gli altri li ho fatti da solo. Continuando ad andare da solo, la confidenza che ho preso è diventata tanta. Forse troppa. Le moto sono come le donne, quando aumenta la confidenza, si superano tanti limiti, ma poi si rischia di averne troppa. Quando è troppa, si esagera, e poi ci si fa male.



Arrivare a consumare in curva le pedane di una moto da turismo, direi che è avere esagerato. L’ultima volta che mi era successo era tanti anni fa, quando usavo gomme Bridgestone, con una aderenza notevole, ma costi di gestione improponibili… le consumavo in meno di 5.000Km. Ora uso delle Metzeler, durano molto di più, ma non avendo la stessa aderenza non mi permettevano più un certo tipo di guida. Questo fino ad oggi.



Quando si esagera le moto e le donne fanno male, e lasciano segni. A volte avviene anche se non si esagera, e di segni dentro ne ho già abbastanza. Preferisco non averne anche fuori… è ora di cambiare moto. Prima non sapevo cosa altro avrei potuto prendere, di moto da turismo, per viaggiare in due, di un certo tipo, non ce ne sono molte. Se non si considera il passeggero però di moto ce ne sono molte di più… e ora voglio considerare solo me stesso.



Moto Guzzi Griso 1100Sono sempre stato attratto dalla Moto Guzzi, dal bicilindrico a V di grossa cubatura di Mandello. Credo proprio che cercherò una Moto Guzzi, magari una Griso 1100. Non ha nulla a che fare con la moto che ho adesso, con il modo di vivere la moto che ho avuto fino ad ora. Ma forse mi piace proprio per quello…



Ho ripreso la mia strada, arriverà la Futa, poi la strada verso Scarperia, poi Firenze, e l’autostrada fino a Roma. Dopo otto ore e mezza dalla partenza sono arrivato a Roma, ma non sono stanco. Quando si viaggia in moto, conta di più la strada, non la meta di destinazione. Conta di più il tempo in cui si viaggia, non l’ora di arrivo. Oggi è stata una bella giornata, oltre 700Km in moto, a pensare dove mettere le ruote, a sentire il motore che cambia voce quando la strada sale o quando si fa una curva. La giornata è finita, il motore si è spento… tornano i pensieri… torna la voglia di tornare in sella, per spegnere i pensieri… per accendere i sogni… per sognare la strada che arriva, per sognare di affrontare le curve della strada, quelle possono essere piacevoli anche da affrontare da soli…. Quelle della vita, decisamente meno…

lunedì 15 settembre 2008

La punizione (2)

Continuo a muovermi dentro di lei, esco piano e mi spingo dentro con forza. Ogni volta lei sussulta con un gemito. Le dò ancora una pacca. "Smettila di divertirti, non puoi godere mentre ti punisco!" E ancora mi spingo dentro di lei, dandole un'altra sculacciata.



Lei geme ancora, e io aumento il ritmo. Le spinte sono una dopo l'altra, la sentivo sempre più bagnata, più calda. Mi corico sopra la sua schiena, le metto le mani sui seni. Sento i suoi capezzoli dal camicetta, attraverso anche il reggiseno. La mia eccitazione è altissima, sento che stringe il mio sesso dentro di lei. La prendo e la tiro verso di me. Sento il suo piacere salire, lei comincia a spingere il mio sedere contro di me, e dopo pochi istanti sento il suo orgasmo che mi stringe ancora di più, al punto quasi di spingermi fuori da lei.



foto51"Ehi... Cosa stai facendo? Stai godendo?" Lei, a fatica, tra le contrazioni del suo piacere riesce a dire "Io... no... per nulla... mi stai facendo male... tremendo..." Ma non riesce ad essere convincente.



Io mi fermo... sento quanto è calda. Faccio uscire il mio sesso da lei, e lo faccio scivolare tra le sue natiche. E' talmente bagnato che bagna ogni cosa che tocca. Lo infilo ancora e poi lo passo ancora su di lei come prima. Lei fa per alzarsi, ma la fermo. "Guarda che non ho finito di punirti.. cosa credi?"



LO faccio scivolare ancora un paio di volte, e comincio a spingere ancora... ma non nel suo sesso. Sento lei che tenta di togliersi "no... cosa fai..."

"Lo hai capito cosa faccio... tu non mi puoi prendere per il culo come ti pare... se mai sono io che lo faccio con te"



Spingo ancora di più, sento il suo sfintere che piano mi accoglie. "Smettila... dai... " mi dice "non esagerare...". Non esagero affatto. I suoi e i miei umori ci avevano bagnato a tal punto che scivolava piano sempre più dentro di lei senza nessuna resistenza. Piano esco un poco, sento un suo gemito appena esco, e poi ancora dentro di lei, un poco più di prima



Ora lei non dice più nulla, conosco quando fa così, si concentra per rilassarsi. Esco ancora un poco, e poi ancora dentro di lei... e di colpo la resistenza cessa. Il glande aveva oltrepassato lo sfintere, piano affondo dentro di lei, e dal suo gemito capisco che anche questa punizione non aveva raggiunto il suo scopo.



Lei appoggia sul tavolo il ginocchio destro, apre ancora di più le gambe, mi fa entrare dentro di lei, si appoggia sul braccio sinistro, mentre porta la mano destra tra le sue gambe. Io continuo a muovermi, piano, esco piano fin quasi del tutto, e poi rientro, affondando dentro di lei.



"Noooo... non ti fermare... nooo" sento la sua richiesta, la afferro per i fianchi e la tiro a me, le metto una mano tra le gambe, e la cerco spostando il tessuto della gonna. Finalmente la trovo, sento le sue dita dentro al suo sesso. Appoggio le mie dita sulle sue, le spingo piano dentro di lei ancora di più. In un attimo lei sfila la sua mano, e spinge dentro di se le mie dita, appoggia la sua mano sulla mia e mi fa stringere il suo sesso nella mia mano. In quella sento forte un altro suo orgasmo. Lo sento sulle dita, lo sento sul mio sesso, che viene quasi stritolato dalle contrazioni dei suoi muscoli



foto52"Guarda che non non mi pento" mi dice "devi continuare a punirmi". Vedo che ci ha davvero preso gusto. Si gira un poco con la schiena, mi mette la mano dietro al mio fianco e mi tira contro di se. Mi sorride, con la mano mi da il ritmo che lei vuole sentire. Il mio piacere sale, sempre di più. La accarezzo ancora tra le gambe, e sento ancora come reagisce. Sento salire il suo piacere. Prima un brivido, poi una contrazione... poi un'altra più forte, ancora piiù forte... Un altro suo orgasmo,ancora più forte. Questa volta mi spinge letteralmente fuori da lei. Io guido il mio sesso dentro di lei, ma questa volta scivola più in basso, arriva alla sua vulva ed entra dentro di lei. La sensazione è diversa, qui è più morbida, la pressione la sento su tutta la lunghezza, non è solo la fascia muscolare dello sfintere che mi stringe. Il suo orgasmo non era finito, e l'ultima sua contrazione mi da una brivido fortissimo, che mi porta all'orgasmo.



Mi spingo dentro di lei, sento il mio piacere fluire dentro di lei. Caldo, ad ondate, la sto inondando. Lei si accorge del mio piacere e si spinge piano contro di me. Vuole prendersi tutto. Il piacere è durato un attimo, le contrazioni stanno calando. Piano ci fermiamo, ci rilassiamo. Io sono ancora dentro di lei. Lei si appoggia sul tavolo per alzarsi. Io esco da lei e le tiro su le mutandine, rimettendole a posto la gonna.



Mi rivesto, lei si gira, si rassetta un poco, mi abbraccia.

"Sai... mi sembra di capire che il professore non lo sai fare... le tue punizioni lasciano il tempo che trovano" mi dice con un sorriso.



"Beh, tu pensi che sapresti fare di meglio?"

"Si... anzi... visto che mi hai fatto perdere la trasmissione alla televisione, ho proprio qualcosa da dirti in merito" Così dicendo mi sorride, mi prende per mano dirigendosi verso la camera da letto.

Pare proprio che la serata continui in un modo piacevole, dopotutto mi sa che anche a lei le punizioni non vengono poi così bene...

domenica 14 settembre 2008

La punizione (1)

Eravamo sul divano, alla televisione c'era una trasmissione sulle motociclette e stavamo commentando quello che veniva detto in questa trasmissione. Lei mi stava dicendo che ero troppo pignolo, visto che facevo notare ogni inesattezza che veniva detta dallo speaker.



Continuava a punzecchiarmi su questo, sapeva come farlo, quando parlando di sidecar mi dice "ma si scrive con la 'y' o con la 'i'?". Le rispondo che si scrive con la 'i', proviene dalla parola inglese "side", che significa "lato".



"Ah... mi scusi professore... non volevo fare questo sbaglio... ora mi bacchetterà sulle mani?" e mi dicendolo mi guarda con aria strafottente.

A questo punto aveva esagerato... "No" le rispondo "meglio una sculacciata..."



foto52La prendo per mano e la faccio alzare in piedi, la faccio avvicinare al tavolo. Mi guarda stupita, non se lo aspettava. Le prendo le mani, gliele faccio appoggiare sul tavolo, facendola chinare in avanti, e le metto poi una mano sulla schiena, per non farla rialzare.



Indossava una gonna leggera, bianca e nera, e una camicetta bianca senza maniche, atillata. Attraverso la camicetta si vedevano i segni del reggiseno, ora che si era chinata in avanti lo si vedeva ancora di più. Con l'altra mano comincio ad accarezzarle il fondo della schiena, poco sopra al sedere. Attraverso il tessuto leggero della gonna sentivo i bordi della sua biancheria.



"Allora?" mi chiede "Cosa vorresti fare? Vuoi sculacciarmi? Con cosa?".

Continua a fare la spiritosa. Le mollo una pacca secca sul sedere, facendola sussultare. "Non mi serve qualcosa di particolare, ho già tutto con me."

Dicendoglielo le do' un'altra sculacciata, più forte della prima.



Prova ad alzarsi, ma glielo impedisco, e la mia mano comincia ad accarezzarle il sedere, scendendo sulle gambe. Lei non si muove, si lascia toccare, anche quando la mano arriva sotto la gonna, e comincia ad alzargliela. Le carezze erano sulla pelle delle sue gambe, la mano scivolava tra le sue cosce, per poi passare ancora sul sedere. Oramai la gonna era alzata, appoggiata sulla schiena, vedevo il suo sedere, decorato da un slip bianco, in pizzo.



Le mie dita seguivano il bordo delle mutandine, prima sulla schiena, poi sui fianchi, poi scendevano tra le cosce. La mano passa sul pube, le accarezza il sesso, sento il calore del sul corpo, le dita indugiano tra le gambe, sento quanto è morbida, e insisto ad accarezzarla li, premendo il dito medio contro la sua vulva.



Sento il suo respiro cambiare. Sento il tessuto della sua biancheria inumidirsi, la mia mano scivola sul sedere, e le dò ancora una pacca, secca, questa volta non c'era il tessuto della gonna che la proteggeva. Il rumore è forte, lei sussulta e sta per dire qualcosa. "Ora ti sculaccio, e tu prenditi la tua punizione."



Ancora una pacca... e poi appoggio il mio pube contro una sua gamba, contro la sua natica. La tengo con le mani mentre mi appoggio sempre di più, sento la mia eccitazione salire, vederla così, chinata in avanti, la gonna sollevata, mi fa un certo effetto.



foto50Mi slaccio i pantaloni, li abbasso un poco insieme al mio slip, e appoggio il mio sesso contro di lei. Una sensazione strana, non capivo se era la sua pelle ad essere fresca o il mio sesso ad essere caldissimo. Lei non faceva più resistenza.



Ora ero esattamente dietro di lei, appoggiavo e facevo scivolare la punta del mio sesso tra le sue natiche, sul pizzo della sua biancheria. Una sensazione strana, quel ruvido e morbido del pizzo. Scivolo tra le sue cosce, lei le stringe e mi trattiene tra di esse. Si, direi che ci ha preso gusto...



"Cosa vuoi fare? Guarda che qui sono io che decide cosa fa!" Le metto le mani sui fianchi, cerco sotto la parte della gonna che ancora le copre un poco i fianchi il bordo delle mutandine, e gliele faccio scendere, abbassandole fino a metà coscia. Ora contro al mio sesso non sentivo più il fresco della sua pelle, ma il caldo umido del suo sesso. Con i miei piedi sposto i suoi piedi, per farle aprire un poco le gambe. Più di tanto non ci riesce, le mutandine a metà coscia non le permettevano di aprirle più di tanto, ma era quello che mi bastava.



Mi spingo di più contro di lei, e in un attimo le scivolo dentro. Sento un suo sospiro, quasi strozzato. Esco piano e rientro, e sento un altro sospiro. Le dò una sculacciata, forte. "Io mi diverto... tu no... tu non puoi divertiti ora, ti sto punendo, non te lo ricordi?"



(...continua...)