Mi sveglio presto per prepararmi alla partenza. Quando mi preparo per fare un viaggio in moto ho una check list abbastanza lunga. Mi metto i pantaloni in goretex con le protezioni rigide, gli stivali, poi anche il giubbotto con protezioni, e prima di quello il paraschiena… sembra una corazza.
Poi sarà il casco, con la connessione dell’interfono, con il GPS interfacciato all’interfono. Sempre all’interfono collego poi il lettore MP3, la moto stessa che ha programmatore di velocità e computer di bordo. Mi sembra di essere una via di mezzo tra un cavaliere medioevale e un pilota di un caccia.
Alla fine scendo nell’hangar… ehm.. nel garage con le borse da caricare, carico la moto, salgo in sella e parto. Anche se sono più di 25 anni che vado in moto, la sensazione alla partenza è sempre la stessa. Sentire il motore che sale di giri, la spinta che aumenta, la velocità che sale, il vento sul casco, mi dà sempre una sensazione di libertà incredibile.
A volte la dimensione della motocicletta me la fa sentire un poco strana. Sentire quasi 400 Kg di moto non dà l’immediatezza che si potrebbe avere da una motocicletta. Mentre mi dirigo verso l’autostrada mi sembra di entrare in un tunnel iperspaziale, alla fine del quale troverò dei nuovi mondi da scoprire.
L’autostrada scorre veloce, ascoltando la musica, con il programmatore di velocità posizionato a 130 Km/h. Fino a Bologna il viaggio prosegue veloce, poi esco e programmo sul GPS la strada per il Passo della Futa. Da li in avanti inizia il viaggio vero e proprio.
La strada comincia a salire, in direzione Passo della Raticosa, dopo una ventina di Km le curve cominciano a susseguirsi, una dopo l’altra. La velocità non è elevatissima, ma comunque vado più veloce di ogni autovettura che incontro, le sorpasso tutte senza problema. Poi la strada sale, e non c’è più nessuno. Sono quasi le 13.00, c’era bel tempo, e sentivo la moto che mi seguiva, curva dopo curva.
La musica nel casco mi accompagna nella strada, la velocità sale, vedo nello specchietto il faro di una moto, che prova a sorpassarmi… ma ci sono troppe curve, e non ci riesce. Solo dopo una curva, un rettilineo, e questa moto (che poi vedo essere una MT01) apre il gas e mi sorpassa.
Io continuo nella strada, e la velocità sale… e ad ogni curva la moto si abbassa sempre di più. Arriva una curva… staccata, due marce in meno, entro in curva, la curva chiude, allora piego di più… scrushhhh… sento il piede che viene sollevato un poco…
Capisco di avere toccato per terra con la pedana. Mi spavento un poco, forse vado troppo veloce. Poi altre curve, torno ad accelerare, ora la curva è a sinistra, una bella curva veloce, ampia… entro in curva, accelero un poco… sento prima un effetto strano sull’esterno dello stivale, poi ancora… scrushhhh… questa volta era sul lato sinistro…
Continuo a salire, curva dopo curva arrivo alla Raticosa. Mi fermo sul piazzale in mezzo ad altre decine di moto, come sempre sembra un raduno, ma era solo un giorno feriale come tanti. Tante altre moto, molte sportive, qualche enduro, la mia era l’unica da turismo.
Guardo il contachilometri. Sono 62.000, e ripenso a quando l’ho comperata. Una moto comoda per fare turismo in due, presa per fare tanta strada in due. Ma di quei chilometri sono stati forse 12.000 quelli che ho fatto con qualcuno. Gli altri li ho fatti da solo. Continuando ad andare da solo, la confidenza che ho preso è diventata tanta. Forse troppa. Le moto sono come le donne, quando aumenta la confidenza, si superano tanti limiti, ma poi si rischia di averne troppa. Quando è troppa, si esagera, e poi ci si fa male.
Arrivare a consumare in curva le pedane di una moto da turismo, direi che è avere esagerato. L’ultima volta che mi era successo era tanti anni fa, quando usavo gomme Bridgestone, con una aderenza notevole, ma costi di gestione improponibili… le consumavo in meno di 5.000Km. Ora uso delle Metzeler, durano molto di più, ma non avendo la stessa aderenza non mi permettevano più un certo tipo di guida. Questo fino ad oggi.
Quando si esagera le moto e le donne fanno male, e lasciano segni. A volte avviene anche se non si esagera, e di segni dentro ne ho già abbastanza. Preferisco non averne anche fuori… è ora di cambiare moto. Prima non sapevo cosa altro avrei potuto prendere, di moto da turismo, per viaggiare in due, di un certo tipo, non ce ne sono molte. Se non si considera il passeggero però di moto ce ne sono molte di più… e ora voglio considerare solo me stesso.
Sono sempre stato attratto dalla Moto Guzzi, dal bicilindrico a V di grossa cubatura di Mandello. Credo proprio che cercherò una Moto Guzzi, magari una Griso 1100. Non ha nulla a che fare con la moto che ho adesso, con il modo di vivere la moto che ho avuto fino ad ora. Ma forse mi piace proprio per quello…
Ho ripreso la mia strada, arriverà la Futa, poi la strada verso Scarperia, poi Firenze, e l’autostrada fino a Roma. Dopo otto ore e mezza dalla partenza sono arrivato a Roma, ma non sono stanco. Quando si viaggia in moto, conta di più la strada, non la meta di destinazione. Conta di più il tempo in cui si viaggia, non l’ora di arrivo. Oggi è stata una bella giornata, oltre 700Km in moto, a pensare dove mettere le ruote, a sentire il motore che cambia voce quando la strada sale o quando si fa una curva. La giornata è finita, il motore si è spento… tornano i pensieri… torna la voglia di tornare in sella, per spegnere i pensieri… per accendere i sogni… per sognare la strada che arriva, per sognare di affrontare le curve della strada, quelle possono essere piacevoli anche da affrontare da soli…. Quelle della vita, decisamente meno…
Poi sarà il casco, con la connessione dell’interfono, con il GPS interfacciato all’interfono. Sempre all’interfono collego poi il lettore MP3, la moto stessa che ha programmatore di velocità e computer di bordo. Mi sembra di essere una via di mezzo tra un cavaliere medioevale e un pilota di un caccia.
Alla fine scendo nell’hangar… ehm.. nel garage con le borse da caricare, carico la moto, salgo in sella e parto. Anche se sono più di 25 anni che vado in moto, la sensazione alla partenza è sempre la stessa. Sentire il motore che sale di giri, la spinta che aumenta, la velocità che sale, il vento sul casco, mi dà sempre una sensazione di libertà incredibile.
L’autostrada scorre veloce, ascoltando la musica, con il programmatore di velocità posizionato a 130 Km/h. Fino a Bologna il viaggio prosegue veloce, poi esco e programmo sul GPS la strada per il Passo della Futa. Da li in avanti inizia il viaggio vero e proprio.
La strada comincia a salire, in direzione Passo della Raticosa, dopo una ventina di Km le curve cominciano a susseguirsi, una dopo l’altra. La velocità non è elevatissima, ma comunque vado più veloce di ogni autovettura che incontro, le sorpasso tutte senza problema. Poi la strada sale, e non c’è più nessuno. Sono quasi le 13.00, c’era bel tempo, e sentivo la moto che mi seguiva, curva dopo curva.
La musica nel casco mi accompagna nella strada, la velocità sale, vedo nello specchietto il faro di una moto, che prova a sorpassarmi… ma ci sono troppe curve, e non ci riesce. Solo dopo una curva, un rettilineo, e questa moto (che poi vedo essere una MT01) apre il gas e mi sorpassa.
Io continuo nella strada, e la velocità sale… e ad ogni curva la moto si abbassa sempre di più. Arriva una curva… staccata, due marce in meno, entro in curva, la curva chiude, allora piego di più… scrushhhh… sento il piede che viene sollevato un poco…
Capisco di avere toccato per terra con la pedana. Mi spavento un poco, forse vado troppo veloce. Poi altre curve, torno ad accelerare, ora la curva è a sinistra, una bella curva veloce, ampia… entro in curva, accelero un poco… sento prima un effetto strano sull’esterno dello stivale, poi ancora… scrushhhh… questa volta era sul lato sinistro…
Continuo a salire, curva dopo curva arrivo alla Raticosa. Mi fermo sul piazzale in mezzo ad altre decine di moto, come sempre sembra un raduno, ma era solo un giorno feriale come tanti. Tante altre moto, molte sportive, qualche enduro, la mia era l’unica da turismo.
Guardo il contachilometri. Sono 62.000, e ripenso a quando l’ho comperata. Una moto comoda per fare turismo in due, presa per fare tanta strada in due. Ma di quei chilometri sono stati forse 12.000 quelli che ho fatto con qualcuno. Gli altri li ho fatti da solo. Continuando ad andare da solo, la confidenza che ho preso è diventata tanta. Forse troppa. Le moto sono come le donne, quando aumenta la confidenza, si superano tanti limiti, ma poi si rischia di averne troppa. Quando è troppa, si esagera, e poi ci si fa male.
Arrivare a consumare in curva le pedane di una moto da turismo, direi che è avere esagerato. L’ultima volta che mi era successo era tanti anni fa, quando usavo gomme Bridgestone, con una aderenza notevole, ma costi di gestione improponibili… le consumavo in meno di 5.000Km. Ora uso delle Metzeler, durano molto di più, ma non avendo la stessa aderenza non mi permettevano più un certo tipo di guida. Questo fino ad oggi.
Quando si esagera le moto e le donne fanno male, e lasciano segni. A volte avviene anche se non si esagera, e di segni dentro ne ho già abbastanza. Preferisco non averne anche fuori… è ora di cambiare moto. Prima non sapevo cosa altro avrei potuto prendere, di moto da turismo, per viaggiare in due, di un certo tipo, non ce ne sono molte. Se non si considera il passeggero però di moto ce ne sono molte di più… e ora voglio considerare solo me stesso.
Ho ripreso la mia strada, arriverà la Futa, poi la strada verso Scarperia, poi Firenze, e l’autostrada fino a Roma. Dopo otto ore e mezza dalla partenza sono arrivato a Roma, ma non sono stanco. Quando si viaggia in moto, conta di più la strada, non la meta di destinazione. Conta di più il tempo in cui si viaggia, non l’ora di arrivo. Oggi è stata una bella giornata, oltre 700Km in moto, a pensare dove mettere le ruote, a sentire il motore che cambia voce quando la strada sale o quando si fa una curva. La giornata è finita, il motore si è spento… tornano i pensieri… torna la voglia di tornare in sella, per spegnere i pensieri… per accendere i sogni… per sognare la strada che arriva, per sognare di affrontare le curve della strada, quelle possono essere piacevoli anche da affrontare da soli…. Quelle della vita, decisamente meno…