mercoledì 16 settembre 2009

Il valore dei ricordi

"Ti ricordi quel gelato che abbiamo preso in Scozia?"

"Siii... quella schifezza con le decorazioni di zucchero... il peggior gelato che abbiamo mai mangiato!"



Una frase che non avrebbe niente di particolare, un ricordo di un viaggio, di tanti anni fa, era il 1997. Uno dei tanti ricordi che si hanno con una persona con la quale si sono fatti dei viaggi, anzi, tanti viaggi. Un ricordo che mi è capitato di tirare fuori parlando con questa persona mentre eravamo con altre persone.



E sempre in quella occasione abbiamo ricordato altre cose che ci sono capitate, in altri viaggi. Non sarebbe nulla di particolare, se non fosse che questa persona è la mia ex moglie.



In questi casi mi rendo conto come la vita vissuta abbia un valore quando si possono ricordare i momenti passati insieme alle persone con cui sono stati vissuti. Ho passato quasi venti anni della mia vita con una donna, che oggi è la mia ex moglie, con la quale sono riuscito a mantenere un buon rapporto.



Avere un figlio in comune ci porta ad avere momenti in cui ci si ritrova comunque insieme, e sono stati in tanti che, vedendo il nostro rapporto attuale, ci hanno detto "ma non pensate mai di tornare insieme?"



In questo caso la risposta è univoca e concorde: "Ma nemmeno per idea! Stiamo bene così come siamo ora!". Ognuno di noi fa la sua vita, sappiamo se l'altro ha qualcuno oppure no, non siamo gelosi di quello che fa, ci si rispetta a vicenda. Sentendo come vivono altre coppie separate ritengo sia una situazione rara e invidiabile. Durante la nostra vita di coppia non c'è mai stata una passione particolarmente intensa, forse questo aiuta ad essere ora così come siamo.



Resta il fatto che mi rendo conto di apprezzare molto il fatto di avere il ricordi di alcuni eventi che posso ancora condividere con la persona con cui li ho vissuti e nel momento in cui avviene questa condivisione mi accorgo del valore che ha il poterlo fare.



Questo è qualcosa che non ho potuto fare con un'altra persona con cui ho avuto una storia lunga, anche se di soli cinque anni e non venti. Il non poterlo fare mi fa sentire molto di più la sensazione che siano stati cinque anni persi, cosa che non sento con i venti che comprendevano il mio matrimonio.



La mia sensazione è che potere condividere i ricordi possa dare un valore diverso al tempo passato. Quando ci sono ricordi diventa storia, quando non ci sono diventa tempo perso.

Proviamo questa nuova piattaforma....

foto56Per un pò di tempo non mi sono connesso, ma negli ultimi giorni ho ricominciato a connettermi. Giusto in tempo per scoprire la nuova piattaforma e i nuovi cambiamenti.

Ne approfitto per vedere come funziona, per scrivere qualcosa e per vedere se mi ricordo come si fa a mettere una foto...






lunedì 31 agosto 2009

Tutto tace

Ultimamente non ho avuto molto tempo per scrivere, e quando mi collego vedo che non ci sono mai commenti. Devo ammettere che questo mi scoraggia dal provare a postare qualcosa.

Dopotutto che scrivo a fare se nessuno legge.



Poi mi sono ricordato di avere un contatore degli accessi alle pagine. Mi sono stupito di avere sempre dai 20 ai 50 contatti al giorno.



Qualcuno non ha mai voglia di dare un segno del suo passaggio? Un commento... anche una riga sola. Basta poco per ripartire. :-)

giovedì 14 maggio 2009

Solo lei nella mente



Il ricordo era straziante. Lei non c’era più nella sua vita. Eppure un tempo felice scorreva nella sua memoria. Un tempo di emozioni, brividi di piacere. Lei era gli era stata vicina ed inseparabile. Tante le cose fatte assieme. I viaggi, le intere giornate passate a divertirsi, le vacanze. Non poteva essere. Perché l’aveva abbandonato? Perché un destino così tragico li aveva divisi?



Si fermò in un bar per prendere un caffè e si ricordò che proprio lì era stato con lei. Il ricordo divenne ancor più straziante. Un nodo in gola gli impedì quasi di respirare. Dov’era lei adesso? Forse con un altro?! “Bastardo” pensò a denti stretti. Ti avessi fra le mani. Poi si calmò. Riprese a camminare guardando il mondo che gli scorreva a fianco. Tutto gli parve insignificante. Il dolore era troppo forte. Lei gli mancava immensamente. Ricordò quanto lei a volte fosse fredda e lui teneramente la scaldava. Ricordò la passione, le sue curve mozzafiato. Riprese a girovagare senza meta, come un’anima in pena. Poi all’improvviso gli parve di vederla.



Si forse era lei, laggiù. Attraversò la strada con il cuore in gola e quasi venne investito. Lo stridere di una frenata. “Deficiente, guarda dove vai” disse un automobilista stizzito. Ma lui nemmeno si accorse del rischio corso. Il suo sguardo era fisso verso di lei. Si, lei era lì.



Era dietro una vetrina, con la colorazione 2009. L’avrebbe ricomprata. Sarebbe bastato aspettare il risarcimento dall’assicurazione. Non avrebbe più permesso che qualcuno la portasse via. Non l’avrebbe lasciata un solo momento.



Entrò nel concessionario e il suo cuore ritornò a gioire.



————–



Questo è un racconto che ho trovato su una rivista per mototuristi, che mi ha fatto tornare in mente una cosa che avevo scritto io qualche tempo fa, che ho messo su questo blog.



A quanto pare non sono l’unico che vede delle analogie nelle sensazioni che si possono provare con una donna e con una moto, al punto da scrivere racconti in cui si fa fatica a capire che si sta parlando di una motocicletta…


mercoledì 25 febbraio 2009

Le curve della vita

Il clima freddo di questi giorni non mi fa rinunciare ad un giro in moto, soprattutto quando c’è una giornata serena come quella di oggi. Basta essere ben equipaggiati e (a parere mio) si sta forse meglio di quando in estate ci sono 38 gradi all’ombra. Sono partito verso Varese, ho poi girato per il lago di Varese, girandoci attorno fino a ritornare al punto di partenza, e sono poi tornato a casa.



Questo tipo di strade le trovo rilassanti, con il sole non particolarmente alto, come è sempre in questa stagione, il panorama è sempre molto suggestivo. Panorama che posso gustarmi solo per brevissimi istanti, dato che la mia attenzione deve andare alla guida. Avevo lasciato il lettore MP3 a casa, e così ascoltavo la radio.



Ascoltavo le canzoni, e pensavo a quante canzoni sono state scritte per parlare d’amore, di storie finite, delle sensazioni che si provano quando finisce una relazione. Sensazioni di certo non piacevoli. Quando si sta male per una storia finita è facile riconoscersi in una di queste canzoni, a volte sembrano scritte per noi. Ma la considerazione che mi viene da fare è che se è così facile riconoscersi, vuole dire che quello che si prova in questi casi è qualcosa di veramente comune.



L’altra considerazione è sul fatto che ci sono molte più canzoni su una storia che finisce che non su una storia che sta andando bene. Sembra che alla fine dei conti il tempo passato a stare male per avere amato sia considerevolmente di più del tempo passato a stare bene per la stessa storia. Per quanto possa essere una considerazione amara, la trovo fin troppo corretta. Sembra che amare significhi solo stare bene per un attimo ma stare male per molto più tempo. Ma a questo punto mi chiedo perchè gli esseri umani hanno bisogno di questo sentimento, malgrado sia così fugace il benessere che dona. Capisco sempre di più coloro che arrivano a non volere più amare.


Inizia una canzone di Ligabue, “Il mio pensiero”.


E adesso che sei dovunque sei

Chissà se ti arriva il mio pensiero

Chissà se ne ridi o se ti fa piacere



E adesso che sei dovunque sei

Ridammelo indietro il mio pensiero

Deve esserci un modo per lasciarmi andare


Pare che non sia così strano che sia difficile riuscire ad andarsene, per chi è stato lasciato. Si arriva a pensare che sia l’altro a dovere fare qualcosa, anche se in effetti l’altro lo ha già fatto. Però ci sono anche altre canzoni, come quella di Raf, che si chiama “Non è mai un errore”.


Non porterò nessuna traccia dentro me

niente che dovrò rimuovere.

Se hai giocato è uguale anche se adesso fa male

Se hai amato era amore, non è mai un errore

Era bello sentirti e tenerti vicino

Anche solo per lo spazio di un mattino.



Era bello guardarti e tenerti per mano

O anche solo immaginarti da lontano

E se hai mentito è uguale ora lasciami andare


Un altro modo di vedere le cose direi. Una canzone che meglio si adatta a come sto adesso. Ascoltandola mi fa ricordare una vecchia canzone di Zarrillo. Era “Indietro no”, è solo di una ventina di anni fa…


Indietro no quando è finita si muore un po’

Ma ricomincia la vita

Indietro va soltanto il fumo,

la libertà non è più solo un profumo,

….

Ma indietro no, non torno, sarà il male di rimpiangerti un giorno

Ma indietro no, non guardo e guadagno tutto quello che perdo


“Guadagno tutto quello che perdo”. Questo è come mi sto sentendo io. Indietro non si guarda e non si torna, e in realtà ho perso ben poco, è molto di più quello che ho guadagnato.



Il computer di bordo indica che ci sono 7 gradi. La strada costeggia il lago di Varese, sulla superficie del lago i riflessi del sole sono molto suggestivi. Mi fermo ad assaporare il panorama, non ho la macchina fotografica, non posso fare una foto, ma forse è meglio così. Quello che vedo lo tengo solo per me, nei miei occhi. Quello che mi piacerebbe potere fare è condividere questi paesaggi con qualcuno nel momento in cui li vedo, non attraverso delle fotografie. Qualcuno che ancora non so chi possa essere.



Questa è la prima volta che sono tornato a pensare qualcosa del genere. Rimetto in moto, tiro la frizione e ingrano la marcia. Mentre sento la moto ripartire mi rendo conto di stare particolarmente bene. Ho ancora momenti di alti e bassi, ma i primi sono sempre più lunghi e intensi, i secondi sempre più brevi. So che la strada che ho davanti mi porterà a vivere altri momenti piacevoli, che arriveranno in momenti inaspettati, spesso dietro ad una curva.



Che sia della strada, che sia della vita…