martedì 27 novembre 2007

Il tempo scorre...

Mi è capitato di sentire dire che la generazione che oggi ha circa quarant'anni (la mia...) rifiuta di crescere e vogliono continuare a fare i ragazzini. I quarantenni di oggi non sono quelli di venti anni fa. Trenta anni fa si andava in discoteca ed era difficile trovare persone che avessero più di trent'anni, oggi in molti locali ci sono serate dedicate a questa fascia d'età.



Trenta anni fa a quarant'anni si era con famiglia, figli, non si usciva di casa se non la domenica per la gita pomeridiana. Le persone che vivevano da sole erano poche, e raramente lo facevano per scelta. Oggi la sera ci sono in giro forse più persone dai 30 ai 40 che non quelli più giovani, ci sono molti quarantenni single, molti di questi "single di ritorno", con una convivenza o un matrimonio andato male alle spalle.



Però quando si fanno queste analisi non si guarda anche ad altre cose...































Trent'anni fa Oggi
Si iniziava a lavorare attorno ai 18 anni

 
Si inizia a lavorare in modo stabile forse dopo i 25 anni.

Ci si sposava o si metteva su famiglia ben prima dei 30 anni


 
Ci si sposa o si va a convivere ben dopo i 30 anni, e spesso lo si fa perché essere in due è l'unico modo di uscire di casa.
Si andava in pensione a 55 anni

 
Si va in pensione non si sa bene quando, si finirà a farlo a 65 anni
L'aspettativa di vita media era di 65/70 anni L'aspettativa di vita media è di 75/80 anni
Tipicamente dopo avere messo su casa, si "metteva la testa a posto", e quindi la vita cambiava, magari si vendeva la moto, arrivavano i figli, si pensava alla famiglia, ecc. ecc. Di mettere la testa a posto a trent'anni non ci si pensa nemmeno. Non si possono avere responsabilità verso altre persone se ancora non si riesce ad essere responsabili di se stessi.




Mentre scrivevo ho ricevuto una telefonata... Mi ha chiamato un mio amico. Questa notte un amico comune non è più con noi. Un anno fa gli hanno trovato un tumore, lo hanno operato, ma dopo un anno si è ripresentato. Questa volta ha vinto il tumore. Aveva 39 anni.



Dopotutto quanto avvenuto si inserisce in quello che scrivevo. Parlavo del rifiuto di crescere dei quarantenni. Questo mio amico non ha potuto rifiutare nulla, a quarant'anni non ci è nemmeno arrivato. Non è la prima persona che sento la cui vita viene fermata da un tumore prima dei quarant'anni.



Tra le cose che trent'anni erano diverse ci metterei anche questa. Anche questo credo dia la consapevolezza che la vita è adesso, e può invogliare a ritardare il più possibile il momento in cui si deve iniziare a "mettere la testa a posto", anche perchè diventa tragicamente sempre più frequente il fatto che si finisca di vivere prima ancora di avere davvero iniziato a farlo.



lunedì 26 novembre 2007

E il dopo ?

Un post su un altro blog mi ha portato a fare una considerazione.



Di solito quando una relazione finisce si perdono i contatti con la persona con la quale avevamo questo relazione.

Magari capita di sentirsi qualche volta nel primo periodo, ma poi i contatti si perdono.



Io però mi rendo conto di avere ancora contatti con alcune delle donne con le quali ho avuto una relazione. Se poi penso al tipo di relazione che c'era tra di noi, in tutti questi casi erano relazioni in cui l'amore era nato a seguito di una intesa emotiva particolarmente forte.



Conoscenze avvenute per caso, che si sono sviluppate nel dialogo e nel confronto, per poi scoprire un interesse reciproco molto forte, che quasi tutte le volte ha portato ad un sentimento e una relazione. Con le donne con cui non c'e' stato questo percorso, una volta finita la relazione sono finiti anche i contatti. Ma con queste donne non c'era mai stato un sentimento definibile come "amore", da parte di nessuno dei due.



Credo che la vita ci porti a costruire continuamente delle relazioni, che hanno senso quando possono dare qualcosa in modo reciproco. Trovare qualcuno con cui si ha una intesa profonda è molto difficile, e quando lo si trova credo sia da tenere da conto.

Allora perché quando si conosce qualcuno di speciale, al punto di innamorarsene, quando il sentimento finisce si deve chiudere tutto?



Fox3Dopotutto la persona resta sempre la stessa, restano gli interessi comuni, restano i punti di vista. Perché si deve pensare che un sentimento finisce, e non si pensa che il sentimento è solo cambiato?



Mi accorgo che il sentimento che ho avuto per le donne che ho amato è in realtà solo profondamente cambiato, che trovo piacevole potere mantere i contatti con una persona con la quale ho condiviso pensieri ed emozioni, e con la quale posso ancora condividerli, in modo analogo a quando ancora non ci si era ancora innamorati.



Tutte queste donne mi hanno detto che sono l'unico uomo con il quale sono rimaste in contatto dopo una relazione. Trovano piacevole mantenere il contatto così come lo trovo io. Senza invadenza, ognuno ha preso la sua strada senza che l'altro avesse gelosie. La loro esistenza viene sempre palesata alla donna con cui ho una relazione nel presente, e proprio per questa trasparenza e per la non invadenza non ha mai creato gelosie assurde.



Proprio perché mi hanno detto che è una cosa che non era mai capitata, voi che ne dite?

A voi non è mai capitato di mantenere un contatto dopo la fine di una relazione?

Lo trovate inutile, difficile, impossibile... ? Che ne pensate?

martedì 20 novembre 2007

Senza un perchè...

Mi accorsi quasi per caso che quel giorno era il suo compleanno. Senza nemmeno sapere bene perché le invio un SMS per farle gli auguri. Dopotutto ultimamente ci eravamo sentiti poco. Dopo una relazione intensa e piena di passione, la storia finì spegnendosi, e alla fine ci furono solo parole fredde come il ghiaccio e taglienti come lame. Nessun insulto, nessuna parolaccia, ma avrebbero fatto meno male.



Era da molto che non la sentivo, e non aveva senso che le mandassi quegli auguri, ma me ne resi conto solo dopo averli mandati. Quello che ancora aveva meno senso fu che mi rispose, ringraziandomi.



Nei giorni successivi seguirono poi altri messaggi, forse sempre senza senso, e ci risentimmo, per chiederci come stavamo, come andava, cosa si stava facendo. Le ultime informazioni che avevo era che lei non era da sola, ma dopo qualche giorno che ci si sentiva lei trovò il modo di farmi capire che quella storia era finita. Senza però dirlo direttamente...



Gregoraci 3
Un messaggio tira l'altro e salta fuori che le manca andare in moto, e così le propongo di uscire per il sabato successivo. Ho solo insistito un poco, e lei accetta.



Ci vediamo Sabato, faceva freddino, non era un giorno da moto, ma le era rimasta tutta l'attrezzatura, quindi andai a prenderla e andammo sul lago. Poi un cappuccino, un giretto attorno a lago, arriva ora di pranzo, e si fa il punto su dove andare a mangiare. Casa mia era vicina, lei non l'aveva mai vista, e in cucina me la cavo bene. In meno di quaranta minuti eravamo a casa mia.



Tolti i giacconi da moto, metto su l'acqua per la pasta e nel frattempo scambiamo quattro chiacchiere. Non mi ricordavo che avesse un sorriso così dolce. Era da molto che non lo aveva quando era con me. Una parola, un bicchiere di vino, un'altra parola, le faccio vedere cosa si vede dalla finestra, sono vicino a lei, sento il profumo della sua pelle.



Smetto di parlare, la guardo, le metto una mano sulla guancia, l'accarezzo, sento che lei si avvicina a me. Mi avvicino a lei e sento le sue labbra sulle mie. Una sensazione strana, una dolcezza incredibile con la consapevolezza di fare qualcosa che non si doveva fare. Qualcosa che non aveva senso.



Un bacio lungo, profondo, ritrovai il sapore delle sue labbra, della sua lingua. Ci fermiamo, ci guardiamo. Ci sentivamo strani in due. "Perchè deve essere così difficile?" mi sussurra lei.



La presi per mano, spensi il gas sotto l'acqua, la portai in camera. Lei si fermò davanti al letto e si girò. Mi guardò come per dirmi di fermarmi, ma l'abbracciai e la portai sul letto con me. Un bacio, leggero sulla bocca, poi un altro... un altro ancora.

Lei mi abbraccia, corrisponde. La mia mano accarezza il suo corpo. Sento sotto al maglione i suoi capezzoli che si risvegliano. Le passo una mano sulle gambe, ma i pantaloni da moto sono delle corazze. Glieli slaccio, la mano scivola sotto, sulla gamba e poi tra le cosce.



Una sensazione di caldo sotto le mie dita, un caldo umido. Stringo la mano e sento un suo brivido. Mi ricordo ancora come è fatta. In un attimo le sfilo i pantaloni, e i miei baci scendono dal collo, alla pancia, al pube. Sento il profumo del suo sesso. Mi ricordo quanto mi piace il profumo del suo corpo, i baci sono sempre più audaci, sposto il suo perizoma, e in pochi secondi sento il suo sapore sulla mia lingua.



Sento che i miei baci le piacciono, sento le sue mani sulla mia testa, apre le gambe e mi tira verso di se. Un bacio dopo l'altro e il suo piacere sale, fino ad un dolcissimo orgasmo, che ha nella mia bocca. La bacio ancora e lei mi tira verso di se. Mentre salgo mi spoglio, mi tolgo i pantaloni, mi appoggio tra le sue cosce, sente il mio desiderio. Lei fa scivolare una mano verso di me, dentro i miei boxer, sento che mi prende. Sento la mano che scivola, da quanto sono bagnato.



Foto17Vedo la sua espressione, mi sorride, tira fuori il mio sesso con una mano e infila l'altra tra le sue gambe. Toglie dal percorso il tessuto della sua biancheria, e mi fa scivolare dentro di lei. Vedo la sua espressione, sento il suo piacere. Mi mette le mani sul sedere, mi tira a se e mi prende con le gambe. La guardo, e dal suo sorriso riesco a capire cosa vuole.



Già... non ricordavo più come era fatta, cosa le piaceva. Quando fa così vuole solo una cosa: essere presa. L'afferro, l'abbraccio e mi spingo dentro di lei. Piano, poi veloce, poi piano, la sento in modo incredibile. Sento il suo orgasmo, viene forse in un minuto. Io volevo trattenermi, ma prima sento le sue contrazioni per l'orgasmo, poi sento che mi stringe dentro di se. Una sensazione incredibile, provata solo con lei. Mi porta all'orgasmo quasi all'istante.



Sensazione di caldo, sento il mio piacere che fluisce dentro di lei. Lo sento in fiotti caldi, pieni, interminabili. Mi mancava fare l'amore così. Sento il suo abbraccio, guardo il suo viso. Capisco che mancava anche a lei.



Finisce tutto, restiamo abbracciati. Ci parliamo, sembra che non siano passati gli ultimi mesi. Sembra che non sia successo nulla. Ma sappiamo che invece qualcosa è successo, e che nulla potrà cancellarlo. Forse quello che era successo nell'ultima mezz'ora non aveva senso. Forse non portava a nulla. Forse non ha senso fare sempre qualcosa solo se ha senso.



Quando rimisi in moto la motocicletta per portarla a casa non sapevo se l'avrei rivista ancora, non sapevo cosa sarebbe stato il domani. Non sapevo se quello che avevamo vissuto aveva un senso. Però sapevamo che eravamo stati bene, che quello che ci aveva legato era stato così profondo da non essere stato cancellato dal malessere. Per un pomeriggio eravamo ancora stati insieme. Un pomeriggio in cui la mia moto ci aveva portato fuori dal tempo e dallo spazio. Sino ad arrivare la, dove nessun uomo è mai giunto prima...







Sesso e Amore

Da quando esiste il sesso fatto per amore, esiste anche il sesso fatto fine a se stesso. Anzi, forse il secondo è pure arrivato prima. Credo che sia da sempre che si cerca di definire in modo diverso le due cose.



Una volta, diciamo venti/trenta anni fa, si poteva dire "fare l'amore" oppure "scopare" (o una delle infinite varianti regionali).

Il termine in italiano volgare alla fine dei conti dava proprio l'idea della volgarità della situazione. Una situazione priva di poesia, priva di emozioni. Qualcosa di puramente fisico, quindi volgare.



Quando si parlava della prima volta in cui si aveva un rapporto di solito si parlava di "avere fatto l'amore". Di solito era un momento avvolto dal mistero, in fin dei conti un momento riservato e intimo, che ci si aspettava fosse anche legato ad un sentimento. Era raro (almeno per il mio vissuto) sentire definire la "prima volta" come "una scopata".



Poi sono arrivati gli Americani, che al termine "make love" (fare l'amore) hanno contrapposto un neologismo. "make sex". Fare sesso. Anche li c'e' un termine volgare per indicare il rapporto sessuale, ma hanno creato un termine, da usare nel linguaggio comune, per definire l'avere un rapporto sessuale senza legami sentimentali. Con questo termine hanno sdoganato il sesso senza sentimento dalla volgarità. Hanno reso "pulito" il sesso senza sentimento, che prima era sempre chiamato solo con termini volgari.

Talmente pulito da diventare più popolare del classico "fare l'amore".



Lingerie in neroGirando per i vari blog, o anche per le chat (e io ritengo che quello che si trova su Internet sia strettamente proprozionale a quello che c'e' in giro) si sente quanto sia forte l'interesse per un sesso vissuto senza legami. Interesse a fare sesso.



Pare che fare sesso sia molto interessante, molto piacevole, che possa dare sensazioni incredibili, libertà sessuale ed erotismo. Pare che fare l'amore sia invece noioso, anche perché nel fare sesso non c'e' quella esclusività che di solito si associa a fare l'amore.



Quello che mi chiedo è se tutte queste persone che sono così entusiaste del fare sesso abbiano mai provato a fare l'amore per davvero. Io credo che nel fare l'amore si possa arrivare ad una confidenza e ad una intimità superiore, e sono cose che nel momento in cui si gioca con l'erotismo con una persona che si conosce molto bene, al piacere puramente fisico si aggiunge anche un piacere "mentale" nell'avere raggiunto una così forte sintonia con la persona con cui si vive tutti i giorni.



Però ho come la sensazione che per molti sia invece l'opposto. Ho sentito di persona uomini dire "beh, certe cose con mia moglie mica le faccio...". E per farle si cercava l'amante. Poi magari la moglie si stufava della solita posizione alla missionaria, e a sua volta si cercava anche lei un amante...



Ma è così difficile vedere il proprio compagno di sempre anche come amante?

Voi che leggete, che ne pensate?



lunedì 19 novembre 2007

Oila'... sono più di 1000 !

Ho notato ora che il contatore di Splinder indica più di 1000 contatti...

Grazie a tutti i visitatori che sono passati di qui, soprattutto a chi è ritornato e a chi ha lasciato un commento.



:-)

giovedì 15 novembre 2007

Vita da single...

Ritengo che uno dei problemi che si possono avere quando ci si ritrova single dopo un matrimonio e attorno ai quarant'anni sia il fatto che non è facile avere delle occasioni di conoscere persone nuove, magari dell'altro sesso, magari pure libere.



Inoltre fino a che non ci si sposa è facile che esista una rete di relazioni che permette di creare nuove conoscenze, ma tutto ciò, dopo un matrimonio, di solito non esiste più. Inoltre gli impegni quotidiani che si sono creati negli anni ci lasciano pure poco tempo libero, e tutte queste cose sommate creano il problema di cui parlavo prima.



Oggi va meglio di qualche anno fa, per chi vuole socializzare Internet offre un aiuto e molti sistemi, e uno di questi sono i siti per la ricerca di contatti, come Meetic, Parship, Match e così via.



Tempo fa ho fatto una prova, e ho voluto provare come funzionassero, ma siccome sono per indole uno sperimentatore, non mi è bastato iscrivermi ad uno solo, ne ho provati quattro. Ognuno con i suoi metodi, ognuno con il suo target, ognuno con dei risultati diversi, ma da tutti ho avuto una sensazione comune.



A prescindere dalla qualità del servizio offerto da ogni singolo sito, la sensazione è che per il tipo di approccio che hanno le persone che li utilizzano possono andare bene per trovare qualcuno per divertirsi, ma se si cerca una relazione affettiva non danno un grande aiuto.



Il problema di fondo è che si snatura il modo di aprire un contatto con l'altro sesso, schematizzandolo e portandolo fuori da quello che in fin dei conti abbiamo scritto nel nostro DNA.



Ritengo che da sempre il contatto tra un uomo e una donna segua un protocollo non scritto:




1) La donna manda dei segnali di disponibilità ad essere corteggiata.

2) L'uomo che li vede (o crede di vederli) li raccoglie, quindi si propone, corteggiandola

3) Durante il corteggiamento l'uomo si mostra, si rivela per quello che è e per quello che propone, la donna invece resta a guardare, e valuta quello che le viene offerto.

4) Se la cosa un poco interessa, la donna accondiscende al corteggiamento, se non interessa blocca la cosa, e può tirarsi fuori con un "guarda che hai capito male" (ecco perché dicevo che l'uomo può credere di vedere quei segnali)

5) Man mano che la cosa procede, la donna comincia a farsi scoprire (le donne non sono sfacciate, a loro piace essere cercate e scoperte... è il gioco del corteggiamento) e fa anche scopire cosa è di suo interesse e cosa no.

6) Tutto procede fino al momento in cui la donna sceglie di mostrare il suo interesse, e di fatto è lei che sceglie.





Questa è solo la mia personale constatazione del comportamento umano più comune, senza giudizio in merito.



Foto9 In quei siti tutto ciò viene alterato. In quei siti sia la donna che l'uomo devono mostrarsi da subito, devono dare le loro preferenze, le loro richieste. Credo che questo sia particolarmente destabilizzante per le donne, che si trovano a dovere uscire da quello che è il loro schema naturale di comportamento.



Come risultato vengono create delle matrici in cui l'uomo ricercato deve cadere perché possa interessare loro. Deve avere determinati interessi, determinate prerogative, determinati comportamenti, se non ci sono la cosa viene chiusa in partenza.



Credo che il fatto di doversi subito "scoprire" senza che ci sia quel gioco di corteggiamento faccia sentire le donne come indifese, e allora per proteggersi alzano a dismisura le richieste, arrivando a mettere dei filtri strettissimi, che trovo innaturali.



Tipica la richiesta pressoché immediata di una foto, e se la si assolve è molto facile che non venga ricambiata. Se si fa notare che una immagine fotografica non può dare una idea corretta della fisicità della persona, la risposta è che in ogni caso l'aspetto esteriore è importante. Ma proprio perché ritengo che l'aspetto può essere importante sto dicendo che non è la foto che lo può descrivere... ma siamo già nel campo del "tu parli io non ascolto".



Io ho avuto relazioni con delle donne che ritenevo essere di aspetto più che gradevole, e vedendo gli sguardi degli altri uomini so che non era una opinione puramente soggettiva. Malgrado questo, e malgrado sia un buon fotografo, mi è stato difficile realizzare una loro fotografia in cui riuscissi a riconoscere la loro bellezza. Essere fotogenici non è cosa comune.



Io so di non essere quello che si dice "un gran bel ragazzo", ma so di non essere un mostro, anche per le relazioni che ho avuto. Erano donne che potevano facilmente interessare ragazzi molto più carini di me, ma evidentemente hanno trovato un interesse in me che prescindeva dal mero aspetto esteriore.



Inoltre sull'esteriorità conta molto anche il portamento, come ci si muove, la mimica e la gestualità. Però per queste donne tutto ciò non aveva importanza, avevano tutte un filtro strettissimo sull'aspetto esteriore, e pensavano che una foto potesse dare loro le informazioni richieste. tutte alla ricerca di Brad Pitt, peccato però che nessuna di queste donne fosse Angelina Jolie.



Io stesso ho potuto constatare come le foto che a volte ricevevo da queste donne avessero poi una rispondenza limitata con la reale apparenza fisica. Pare inoltre che in molti casi gli uomini tendano ad inviare foto di dieci anni prima o di dieci kg fa. Altra cosa che rende inutili le fotografie.



Il risultato finale è di essere entrato in contatto con oltre una quarantina di donne. Di queste ne ho conosciute di persona una quindicina, e con due sono rimasto in amicizia. Con nessuna è mai nato nulla di più.



Per contro mi è capitato, in tempi diversi, di conoscere casualmente su una chat un paio di ragazze. Con queste ragazze è nato prima un interesse, poi una amicizia, poi ci siamo conosciuti di persona, e l'amicizia si è tramutata in un sentimento più forte, fino ad innamorarci reciprocamente.



Tutto senza schemi, senza matrici, senza elenco di cose che si vogliono e non si vogliono. Tutto graduale, uno che si scopre l'altra che si mostra interessata. Tutto molto più vicino al modo più naturale che c'è per entrare in contatto con una persona dell'altro sesso.



Siamo in un'era tecnologica, ma gli esseri umani funzionano comunque come sempre, senza schemi, tabelle, requisiti da assolvere a priori. Siamo analogici. Siamo esseri umani.



Sincermente, mi fa piacere continuare ad esserlo.









mercoledì 14 novembre 2007

Piccola storia

Oggi ho risentito una canzone, che mi piace molto. E' molto breve, forse mi piace molto anche per questo. In poche parole riesce a dire quello che a volte non si riesce a dire con delle lunghe lettere. Anche la conclusione la trovo molto vera. A volte le storie più brevi sono quelle che si ricordano di più. La riporto qui, per una volta un post breve...

La canzone si chiama "Piccola storia", di Pago.







Questa è una piccola storia,

che dedico a te

a te che nella memoria

resterai grande



Sai che mi rimarrai in testa

e non so perché

se è proprio per la mia testa

che sto senza te



Mia piccola storia

vorrei sapere dal tempo

perché noi due così poco

così non ha senso



E dire qualcosa

so di non esser più in tempo

tu piccola storia sarai grande in eterno.

martedì 13 novembre 2007

L'attenzione degli uomini...

Gli uomini sono facilmente attratti dall'apparenza esteriore delle donne. Questa attenzione è scritta nel DNA degli uomini, ed è perfettamente nota alle donne. Lo è a tal punto che anche nel DNA delle donne è scritto che il metodo principale per attrarre l'attenzione di un uomo passa dall'abbigliamento.



Per questo motivo, a partire dalla adolescenza, è facile che l'abbigliamento punti su alcune caratteristiche chiave: lunghezza della gonna, vestiti attillati, scollature profonde. Credo che sia molto difficile che chiedendo ad una ragazza perché in pieno inverno si mette una gonna lunga 25 cm (con calze pesanti, per carità...) lei risponda "per farmi guardare", ma in ogni caso il motivo primario è comunque questo.



E' un gioco, ci si mette in mostra per essere guardate, e continua anche nella vita adulta. Però questo gioco smette velocemente quando la donna inizia una relazione stabile, che le da sicurezza. La sicurezza di avere qualcuno per se, senza più doversi mostrare, senza doverlo sedurre.



In breve tempo tutta una serie di vestiti diventano scomodi (minigonne, autoreggenti, vestiti attillati...) e dagli armadi compaiono a sorpresa tute e felpe sformate, da usare soprattutto a casa (quando magari mai si era vista vestita in modo diverso solo perché era in casa...)



Foto8E' inutile per l'uomo provare a proporre di usare un altro tipo di abbigliamento: sarebbe motivo di discussioni.

Però essendo questo tipo di interesse scritto nel DNA dell'uomo, dopo un lungo periodo in cui non viene assolto, diventa un bisogno, e questo porta ad essere facilmente interessati dall'abbigliamento di una sconosciuta che passa per strada.



Questo farà facilmente reagire la propria donna, che criticherà questo comportamento, che non capirà questo bisogno, anche se fino a poco tempo prima aveva approfittato a sua volta per cogliere l'interesse di quest'uomo.



La particolarità sta nel fatto che se questa donna dovesse di nuovo trovarsi senza una relazione stabile, gonne corte e vestitini attillati torneranno fuori, di nuovo pronti ad essere usati come metodo per attirare l'attenzione di un uomo.



Non voglio generalizzare dicendo che tutte le donne sono fatte così, ma da quello che ho constatato è facile che l'abbigliamento di una donna cambi con l'instaurarsi di una relazione stabile.



Come ho già detto, le Donne sono meravigliose, ma spesso anche a loro capita di dimenticarsi che un rapporto di coppia va mantenuto vivo ogni giorno. Magari sono pronte ad accorgersi che il loro uomo non le corteggia più come un tempo, ma loro lo stanno continuando a sedurlo come un tempo ?



Corteggiamento e seduzione dovrebbero andare avanti per tutta la durata di una relazione, ma spesso non avviene. Vi assicuro che non è sempre colpa degli uomini...

giovedì 8 novembre 2007

Quel che non cresce, muore...

Me lo ha detto una mia amica qualche sera fa. In effetti lei parlava delle sue piante, ma in questa frase ho visto molte attinenze con la vita di una relazione di coppia.



Una relazione di coppia è dopotutto come una pianta. E' viva. Non può restare statica, continua ad evolvere.

Ma quando non la si annaffia a dovere, con buona volontà, impegno, gentilezze e attenzioni, fa la stessa fine di una pianta: si secca e muore.



Come ho detto io adoro le Donne. Però questo non basta a farmi anche dire che le Donne sono perfette.

Anche loro commettono errori, e fino ad ora l'errore che ho visto commettere più spesso è stato il sedersi una volta che la relazione aveva raggiunto una situazione di stabilità.



Forse, anzi sicuramente, ci sono Donne che saranno pronte a dire che sono gli uomini a farlo, e io sono pronto a credere alle loro parole.



Foto6Ma allora forse non si dovrebbe dire "gli uomini" o "le donne"... forse occorre parlare di "persone".

Purtroppo gli esseri umani, a prescindere dal sesso, si trovano facilmente a dare per scontate le situazioni che trovano piacevoli, danno facilmente per scontato che la persona che hanno al loro fianco sia sempre presente, anche se non le si da attenzione. Anche se non si da attenzione alla coppia, anche se non si annaffia la vita di coppia con passione, attenzioni, coccole, piccole sorprese, gentilezze.



Credo sia proprio così... sono gli esseri umani che alla fine tendono a sedersi sui risultati raggiunti. La casualità (o forse la sfiga) fa si che una persona che è predisposta a sedersi finisca con l'avere una relazione con una che non vuole farlo. Questo è quello che sembra dicano le statistiche. Come per dire "ogni relazione finirà per creare almeno una persona infelice".



Io però non mi arrendo. Mi piace potere essere l'eccezione che conferma la regola.

Sarà anche difficile, ma ci voglio provare... e come primo passo non voglio che dentro di me possa cambiare una idea, forte, profonda: le Donne sono meravigliose.



A volte incoerenti e incomprensibili, ma forse se non fossero così, forse non sarebbero così meravigliose.

martedì 6 novembre 2007

I cinque segreti di una donna felice

Ricevo da una amica e pubblico sul blog, chiedendo cosa ne pensate...



1 E' molto importante trovare un uomo che condivida con te la responsabilità e i compiti della casa e che abbia un buon lavoro.



2 E' importante trovare un uomo allegro, che sappia godere del ballo,delle passeggiate e che ti faccia ridere.



3 E' importante trovare un uomo tenero dal quale si possa dipendere affettivamente ma che non ti sottometta e inoltre che non menta.



4 E' importante trovare un uomo che sia un buon amante e adori fare sesso con te.



5 E' molto, ma molto importante che questi 4 uomini non si conoscano tra loro.

domenica 4 novembre 2007

I read the news today...

“I read the news today, oh boy, about a lucky man that who made the grade…”

Le note di “A day in the life” mi stavano accompagnando nel casco. Una canzone dei Beatles, che era quanto mai in tema. Era proprio un giorno della vita, un giorno iniziato ieri, ma che non sarà come tutti gli altri.



La motocicletta stava correndo oramai da parecchie ore. La strada scorreva sotto le ruote, il vento passava sulla carena, la musica nel casco accompagnava nel viaggio.

Anche se si era molto a nord, il tempo era sereno, e non faceva affatto freddo. Il ronzio regolare del quadricilindrico che ci spingeva verso nord si accompagnava al sibilo della trasmissione, e la mole della grossa motocicletta dava una netta sensazione di sicurezza.

I cartelli indicavano che tra 18 Km c’era lo svincolo per Liverpool… no, erano 18 miglia.



Tenere la sinistra non era stata una cosa difficile, appena sbarcati dal traghetto mi abituai molto in fretta a superare a destra e a marciare sulla corsia a sinistra. Le cose peggiori erano le rotonde, dato che sembrava che tutti volessero venirmi addosso. Per il resto i problemi venivano dalle diverse unità di misura che non andavano d’accordo con la strumentazione della motocicletta, tarata in chilometri invece che in miglia, e non andavano d’accordo nemmeno con la mia abitudine a vedere indicazioni espresse in chilometri invece che in miglia. Certo che tra 18 chilometri e 18 miglia la differenza è sostanziale, dovrò sforzarmi di abituarmici…



Liverpool… in effetti molte volte ascoltando Penny Lane mi era venuta la voglia di visitarla. Chissà come è fatto quel quartiere. Quante volte ho ascoltato le canzoni dei Beatles, e Penny Lane è una delle mie preferite. Ora sono vicino a Liverpool, magari si potrebbe deviare il percorso. Parlare di deviazione forse non è nemmeno corretto. Dopotutto non abbiamo una meta precisa, quindi ogni strada è buona. Anche se una meta c’è, ed è ancora lontana.



Pensando alla destinazione mi viene spontaneo pensare alla strada fatta fino ad ora. Al viaggio sul traghetto. Alle autostrade francesi. Alla notte passata in un motel autostradale. Ai chilometri fatti velocemente, sempre verso nord. E pensare a quando tutto questo ècominciato, a quando qualcosa si è rotto, e mi ha fatto fare quello che ho fatto. Ma del passato ho solo dei ricordi frammentari. Non ne so il perché. Forse perché ormai il passato è passato, e pensarci su non ha più importanza.



Ricordo che mi ero svegliato tardi, ed era una bella giornata. Il vento aveva spazzato via le nuvole della sera prima, e l’aria era fresca. Avevo aperto la finestra, e l’aria aveva anche un buon profumo. Sapeva di pulito, di buono. Era una giornata da motocicletta. E una volta vestito andai a prendere la moto, e mi misi in viaggio verso il lavoro.



Ricordo l’autostrada dove la moto correva veloce, e come ogni volta che la usavo appena sentivo il motore, mi venivano i brividi. Pensavo a come fosse bello andare in moto, e alle sensazioni che provavo quando andavo in moto con la donna che amavo. E a come in quei momenti stessi bene. Ma forse oggi stavo fin troppo bene quando guardai le montagne che si stagliavano negli specchietti, e pensavo a quello che c’era dietro. Molto lontano da me.



Ricordo che la moto cambiò strada, prese il primo svincolo, e alla rotonda cominciò a tornare indietro. Io non pensavo più. Faceva tutto lei, io sognavo….In un attimo fui a casa, e fu veloce fare i bagagli. Ancora più veloce caricare la moto e mettersi in moto, ma questa volta la direzione era diversa. Verso sud.



Ricordo di avere fatto una telefonata, dalla moto. Mi rispose una voce assonnata, era presto, l’avevo svegliata. Mi sentii che ero strano, anche perché quello che le dissi furono poche parole. Riuscii a dirle solo “Sto venendo a prenderti, prepara qualcosa da portarti via”. Mi sentii mentre dicevo queste parole, e per un attimo ebbi un lampo di raziocinio. Ma che cosa stavo dicendo ? Ma sono fuori di testa ? Ora mi manda a quel paese….



Ricordo la sua risposta, che arrivò dopo una pausa di alcuni secondi, ma che mi sembrarono una eternità. Mi chiese solo “Dove andiamo amore mio?”  Riuscii a rispondere solo “In Scozia”. Sentii da lei un “Va bene, ti aspetto.” e poi chiuse la comunicazione.



Ricordo che non ci misi molto ad orientarmi in quella città che avevo visto solo qualche volta. La chiamai ancora per dirle che stavo arrivando, e quando arrivai lei stava uscendo dal cancello. Mi fermai e scesi dalla moto. Lei mi guardò a lungo, non disse nulla. Mi si avvicinò e mi abbracciò. Non ci volle molto per caricare i bagagli, si mise il casco, e partimmo. Dopo meno di mezz’ora eravamo in autostrada, verso nord.



La musica ci ha accompagnato per tutto il viaggio da allora. I chilometri scorrevano veloci, le uscite dell’autostrada passavano una dopo l’altra, e ci avviammo verso la Valle d’Aosta. Per andare in Francia era più bello farlo dal Piccolo S. Bernardo, visto che il tunnel del Bianco mi angosciava. La strada che da La Thuile porta al valico era bellissima, e anche se l’avevo fatta altre volte, questa volta era più bella delle altre.



Curva dopo curva la motocicletta saliva, e proseguiva verso la Francia. Sentivo le sua braccia che mi abbracciavano, che mi toccavano. Se allungavo una mano, le potevo toccare le gambe. E mi piace fare scivolare la mano sulla gamba, farla risalire, sulle cosce….  Ci siamo fermati un paio di volte, per ammirare il paesaggio, prima sul versante Italiano, poi su quello Francese. E ogni volta siamo risaliti in moto a fatica, dato che avremmo voluto fermarci ad abbracciarci sui prati, ma volevamo anche arrivare in fretta a destinazione.



Le autostrade Francesi scorrono veloci, e ci sono molti motel nelle aree di servizio, ed è comodo viaggiare così. E’ facile trovare dove fermarsi a dormire, anche se poi di dormire non se ne è parlato per un bel pezzo. Lungo la strada avevamo parlato a lungo, di ogni cosa, come sempre. Cercammo un motel per fermarci, perché stanchi, ma una volta in camera, chiusa la porta, la stanchezza svanì. Tutto cominciò con un abbraccio, ma dall’abbraccio al bacio il passo fu breve, dal bacio ad una serie di baci, ancora più breve. E a quel punto le mani erano già sotto ai vestiti… e le carezze vennero spontanee.



Foto7Le carezze erano sempre più dolci ed audaci, i vestiti caddero quasi da soli. Con le labbra ci si sfiorava su tutto il corpo. Ci era già successo altre volte, ma questa era diversa. Ora non avevamo limiti di tempo, potevamo dedicarci tutto il tempo che volevamo, e dopo poco eravamo sul letto, abbracciati come non mai, a baciarci come se fosse stata la prima volta. E i baci scivolarono sul corpo, per arrivare in ogni parte. Dolcissimi come sempre, emozionanti come non mai. Fu un alternarsi di piacere e sensazioni di rilassamento, come mancavano da tempo. I corpi che si sfioravano, che si toccavano, la sensazione di essere dentro di lei, di sentirmi suo, il suo piacere, e poi il mio piacere. Sensazioni che ci accompagnarono per molte ore, fino ad addormentarci ma senza essere stanchi, ma per la dolcezza che sentivamo dentro di noi.

La luce del giorno mi svegliò, era mattina presto, e non avevamo chiuso abbastanza le tende della finestra. Una luce particolare entrava nella camera, e potevo vedere il suo viso, che in quella luce aveva un espressione particolare, era dolcissimo e rilassato. Così bello che non riuscii a trattenermi dal baciarlo, dallo sfiorarlo con le labbra. Lei non si svegliò subito, continuai a baciarla quasi per qualche minuto prima di sentirla muovere. E appena cominciò a muoversi, cercò le mie labbra con le sue, e continuammo a baciarci per molto tempo. Anche se sapevo che avremmo dovuto alzarci e ripartire, non sapevo rinunciare alle sensazioni dolcissime che avevo dalle sue labbra…. ma alla fine la consapevolezza che la strada era ancora lunga ci chiamò, e ci alzammo dal letto.



Dopo una veloce colazione ci ritrovammo ancora in sella, ancora sulle autostrade francesi, verso la costa nord della Francia. Viaggiare con lei è una sensazione particolare. Non riesce a stare per più di dieci minuti senza toccarmi, senza farmi sentire che è dietro di me. Mi tocca le spalle, mi abbraccia, mi tocca le gambe, le braccia. Ed una cosa che mi fa letteralmente impazzire, della quale non potrò mai più fare a meno. Ora che ci penso, non glielo ho mai detto. Magari un giorno troverò il modo di dirglielo….

Raggiungemmo in poche ore Calais, dove prendemmo un traghetto per Dover. E’ stato difficile fare capire che non mi serviva un biglietto di andata e ritorno, ma alla fine ottenni i biglietti di sola andata.



La traversata è stata veloce, poco più di un’ora, e arrivati a Dover trovammo in fretta la strada per Londra. Qui i limiti di velocità sono rispettati, e occorre fare più attenzione a muoversi, ma tanto non abbiamo fretta. Anche qui le autostrade scorrono veloci, e una volta arrivati alla circonvallazione di Londra, prendemmo la direzione per Birmingham, e poi Liverpool, sempre verso nord….



Mentre ripensavo alla strada fatta fino am qui, la moto ha preso lo svincolo, ci stiamo dirigendo verso Liverpool. Oramai sa da sola dove deve andare. Da quando l’ho chiamata Enterprise, questa moto mi ha dato molte sorprese. Credo proprio che un nome migliore di questo, non potevo trovarlo. Questa notte dormiremo qui, un bed & breakfast lo si troverà senza troppi problemi, e Penny Lane Val bene un giorno di ritardo. Ma in effetti non ci sono orari da rispettare.



Oggi è il nostro secondo giorno di libertà, il secondo giorno in cui stiamo decidendo delle nostre vite. Ci aspetta qualcosa di nuovo, qualcosa che non conosciamo. Dovremo trovare dove stare e cosa fare, e non sarà qualcosa di facile, ma le cose migliori della vita non sono mai facili. Ma quando si ottengono, danno una soddisfazione che non ha eguali, e che può dare senso ad una vita intera.



In alcuni momenti ricordo perché chiamai Enterprise la mia moto subito dopo averla acquistata. Era un nome che le si addiceva molto. Era un nome da astronave, e come una astronave percorre le strade del cosmo, una moto come questa percorre le strade del mondo, senza barriere e frontiere, alla ricerca della Libertà.



E oggi l’Enterprise stava correndo su delle nuove strade, e ci avrebbe portato dove forse nessun uomo era mai giunto prima. Non sapevo dove andava, ma sapevo solo che non sarebbe mai più tornata indietro.