lunedì 26 aprile 2010

Un giro in moto


Erano alcuni giorni che non ci si riusciva a vedere, così quella sera, tornando da un giro in motocicletta, volli farle una sorpresa e passai a trovarla. Sapevo che era a casa con i figli e la sorella, che non avremmo avuto un momento solo per noi, ma la voglia di vederla, anche solo per un'ora, era tanta.

Mi invitò a restare per cena, la serata fu piacevole, ma più il tempo passava più saliva il desiderio di lei. Il fatto che sapevo che non ci sarebbero state occasioni di stare da soli non faceva altro che aumentare questo desiderio. Mi chiedevo cosa provasse lei, e bastò sfiorarle le braccia, oppure una carezza sul sedere senza essere visto per capire, dalla sua reazione, che quello che mancava a me stava mancando anche a lei.

Moto2La serata era calda, così le proposi di fare un giro in moto nel circondario, sarebbe stato un modo per stare un poco da soli. Lei accettò subito con entusiasmo, anche sapendo che il giro non sarebbe stato lungo dato che non poteva stare fuori casa per molto tempo.

Per stare in casa aveva una tuta da ginnastica, leggera, si mette una felpa, il casco, e sale in sella. Per sentirci attiviamo l'interfono, e usciamo dal paese dove abitava. Il tramonto era passato da poco, la luce stava calando rapidamente e le strade non erano illuminate.

Mi piaceva accarezzarle una gamba mentre si andava, era facile farlo perchè avevo una moto da turismo e le strade erano vuote ci permettava di andare piano. Di solito mi fermavo al polpaccio, che per come eravamo seduti avevo all'altezza della mia spalla, ma questa volta la mano risalì all'indietro, sulla coscia. Il tessuto della tuta che indossava era leggero, sentivo sotto di esso il suo corpo, passai la mano fino al sedere, fino alla schiena. Lei si spinse verso di me perchè potessi accarezzarla meglio. Sotto al tessuto, sul fondo della schiena, sentii il rilievo della sua biancheria, indossava un perizoma, infilai due dita sotto l'elastico dei pantaloni e lo tirai leggermente.

Nell'interfono sentii un suo sospiro...

Non c'era nessuno in giro, e in ogni caso la strada era buia e non si poteva vedere nulla, così feci scivolare la mano prima sulla coscia e poi cominciai ad accarezzarle l'interno della coscia, vicino al pube. Lei mi prese la mano, e la mise sotto di lei, sedendoci sopra. Sentivo con le dita i bordi e il pizzo del perizoma attraverso il tessuto sottile della tuta. Sentivo sotto alla mia mano il suo pube, premetti le mie dita contro di esso e sentii il suo sospiro.

Moto4Non riuscii a resistere, spostai la mano e cercai di passarla sotto alla sua tuta. Lei mi aiutò, spostando l'elastico dei pantaloni, ora sentivo la sua pelle sotto le mie dita, avevo ancora il sottile strato di tessuto della sua biancheria che mi divideva dal suo sesso. Il tessuto era bagnato, la voglia che avevo era pienamente condivisa, lei mi afferrò il polso per tenermi ferma la mano e ci si strofinò sopra. Spinse la mano sotto di lei, io feci scivolare le dita sotto al perizoma e il medio e l'anulare entrarono senza alcuno sforzo nella calda umidità del suo sesso.

Sentii il suo calore, capii la sua eccitazione e il suo desiderio da quanto fosse bagnata, dall'interfono sentii dalla sua voce il suo piacere. Con una mano continuavo a guidare, a bassa velocità, sulle strade buie, mentre con l'altra l'accarezzavo e la penetravo, e sentivo il suo piacere salire.

La conoscevo molto bene, sapevo come accarezzarla, come farla godere, le dita si muovevano dentro di lei, cercando i punti più sensibili, lei si teneva alla moto, si spingeva contro di me, contro la mia mano. Sentii il suo piacere salire fino al momento in cui lei prese la mia mano per spingere così le mie dita a fondo dentro di lei, sentii la sua voce che sospirava "non fermarti..." e sentii così le contrazioni del suo orgasmo che mi stringevano le dita. Delle contrazioni intense, lunghe, sentii un grido soffocato, poi un altro. Quando mi lasciò il polso mi accorsi quanto lo avesse stretto, quasi da farmi male.

Continuai ad accarezzarla per un poco, le tolsi la mano dalla tuta, le accarezzai la coscia, il polpaccio, e tornai a guidare con due mani. Avevamo fatto un giro attorno al paese, non c'erano semafori, non c'erano stop.
"Sai, mi mancava qualcosa" le dissi. "Anche a me." Mi rispose, con una voce dolce, serena. Lei mi abbracciò, e rimase così fino al ritorno a casa.

Moto3Arrivati a casa ci salutammo, lasciarla a casa sua fu più difficile del previsto. Il desiderio non era stato placato, la sensazione era quella di avere assaggiato l'antipasto, ma restava il desiderio di tutto il resto. Sapevamo che prima di una settimana non avremmo avuto occasione per poterci sfamare, ma quell'assaggio era stato molto apprezzato da entrambi.

"Mi spiace di non essermi potuta dedicare a te" mi disse con un sorriso dolcissimo "ma appena avremo l'occasione saprò farmi perdonare!". Il ricordo di quel sorriso mi fece compagnia per tutta la settimana, e ammetto che ancora adesso lo ricordo con dolcezza.

Non avevo mai pensato di farlo qualcosa del genere in moto, il desiderio reciproco e la conoscenza del suo corpo ci hanno permesso quei momenti così particolari ed intensi. In queste situazioni si conferma una volta di più che chi vuole davvero godere del sesso, deve farlo con una persona che conosce bene. Una volta di più capii che non sono fatto per storie che durano solo una notte.


2 commenti:

  1. beh...non male direi..

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  2. davvero bello. il desiderio reciproco porta a fare cose inimmaginabili.

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