mercoledì 5 novembre 2008

Ciao, come stai?

“Ciao come stai?”



Un SMS, che mi è arrivato oggi. Inaspettato. Da lontano. Lontano nel tempo e nello spazio. Ero a Milano, stavo per prendere la moto per tornare a casa. E come vuole che stia. Me lo chiede pure. Devo proprio dirlo come sto? Forse non è il caso. Sto da schifo, momenti con alti e bassi, oggi un momento basso. Quando ripenso a lei, spesso diventa un momento basso.



E lei me lo chiede. Ma le interessa davvero come sto? Mannaggia a me e a quando le ho detto che ci si può anche sentire senza problemi, ci si conosce da sei anni, con quello che abbiamo condiviso e costruito insieme non ha senso buttare via tutto. Ma abbiamo davvero costruito insieme?



Metto via il telefono, ora non so cosa dirle. Salgo in moto, avvio il motore. Giro per Milano per andare a prendere la A8. Sul tratto che mi porta verso l’autostrada si mette a piovere. Quel messaggio mi ha fatto pensare. Già a volte vorrei spegnermi, non pensare. Vorrei proprio fare un bel reset, come faccio con un computer. Ma poi arrivano questi SMS che sembrano un restore. Un restore dal passato, un passato che quando penso sia archiviato, mi accorgo che non lo è per nulla.



Piove, la musica nel casco. Abbasso il parabrezza, la pioggia mi rende difficile vederci attraverso. Attraverso la visiera socchiusa del casco ora entra più aria, anche la pioggia. MI bagna il viso. Si mescola alle lacrime che mi stavano rendendo faticoso vedere la strada, forse riesco a non fermarmi.



Arrivo alla barriera, pago, riparto. Sento la musica, è “Viva la vida” dei Coldplay. Mi piace molto quella canzone. Ultimamente devo sentire solo musica straniera, quella in italiano è pericolosa. La musica mi prende, apro l’acceleratore. Volevo sentire il motore urlare. Vorrei urlare io, ma il motore fa più rumore. Prima, seconda, terza… le marce entrano una dopo l'altra, secche, precise, senza nemmeno usare la frizione. Motore che urla a oltre 7000 giri. In trecento metri passo i 160, il controllo automatico di volume alza il livello della musica.



Metto la quarta e la quinta una dopo l’altra, l’acqua scivola via dal parabrezza, dalla visiera. Forse piove meno, si aprono un poco le nuvole, un raggio di sole. Ricordo quella canzone ascoltata sulla Futa, sulle curve dell’appennino. Su quelle curve fatte fino a tirare giù la moto fino alle pedane, sentendola mia come non mai. Sento che mi si apre il cuore. Piove, sono in autostrada, non so nemmeno a quanto sto andando… ma non sono li. Sono in moto, sono in viaggio. Mi accorgo di stare bene. Meglio di prima.



Le lacrime non ci sono più, sento solo l’aria, il motore, la musica. La Libertà. In un attimo passano i chilometri, arrivo allo svincolo mentre la canzone finisce. Esco, arrivo a casa. Prendo il telefono. Le rispondo con un SMS. Ora posso farlo.



“Sto bene, grazie, e tu?”






1 commento:

  1. Mettiamola così.

    Vorrei avere una moto anche io in certi giorni.

    RispondiElimina