domenica 14 settembre 2008

La punizione (1)

Eravamo sul divano, alla televisione c'era una trasmissione sulle motociclette e stavamo commentando quello che veniva detto in questa trasmissione. Lei mi stava dicendo che ero troppo pignolo, visto che facevo notare ogni inesattezza che veniva detta dallo speaker.



Continuava a punzecchiarmi su questo, sapeva come farlo, quando parlando di sidecar mi dice "ma si scrive con la 'y' o con la 'i'?". Le rispondo che si scrive con la 'i', proviene dalla parola inglese "side", che significa "lato".



"Ah... mi scusi professore... non volevo fare questo sbaglio... ora mi bacchetterà sulle mani?" e mi dicendolo mi guarda con aria strafottente.

A questo punto aveva esagerato... "No" le rispondo "meglio una sculacciata..."



foto52La prendo per mano e la faccio alzare in piedi, la faccio avvicinare al tavolo. Mi guarda stupita, non se lo aspettava. Le prendo le mani, gliele faccio appoggiare sul tavolo, facendola chinare in avanti, e le metto poi una mano sulla schiena, per non farla rialzare.



Indossava una gonna leggera, bianca e nera, e una camicetta bianca senza maniche, atillata. Attraverso la camicetta si vedevano i segni del reggiseno, ora che si era chinata in avanti lo si vedeva ancora di più. Con l'altra mano comincio ad accarezzarle il fondo della schiena, poco sopra al sedere. Attraverso il tessuto leggero della gonna sentivo i bordi della sua biancheria.



"Allora?" mi chiede "Cosa vorresti fare? Vuoi sculacciarmi? Con cosa?".

Continua a fare la spiritosa. Le mollo una pacca secca sul sedere, facendola sussultare. "Non mi serve qualcosa di particolare, ho già tutto con me."

Dicendoglielo le do' un'altra sculacciata, più forte della prima.



Prova ad alzarsi, ma glielo impedisco, e la mia mano comincia ad accarezzarle il sedere, scendendo sulle gambe. Lei non si muove, si lascia toccare, anche quando la mano arriva sotto la gonna, e comincia ad alzargliela. Le carezze erano sulla pelle delle sue gambe, la mano scivolava tra le sue cosce, per poi passare ancora sul sedere. Oramai la gonna era alzata, appoggiata sulla schiena, vedevo il suo sedere, decorato da un slip bianco, in pizzo.



Le mie dita seguivano il bordo delle mutandine, prima sulla schiena, poi sui fianchi, poi scendevano tra le cosce. La mano passa sul pube, le accarezza il sesso, sento il calore del sul corpo, le dita indugiano tra le gambe, sento quanto è morbida, e insisto ad accarezzarla li, premendo il dito medio contro la sua vulva.



Sento il suo respiro cambiare. Sento il tessuto della sua biancheria inumidirsi, la mia mano scivola sul sedere, e le dò ancora una pacca, secca, questa volta non c'era il tessuto della gonna che la proteggeva. Il rumore è forte, lei sussulta e sta per dire qualcosa. "Ora ti sculaccio, e tu prenditi la tua punizione."



Ancora una pacca... e poi appoggio il mio pube contro una sua gamba, contro la sua natica. La tengo con le mani mentre mi appoggio sempre di più, sento la mia eccitazione salire, vederla così, chinata in avanti, la gonna sollevata, mi fa un certo effetto.



foto50Mi slaccio i pantaloni, li abbasso un poco insieme al mio slip, e appoggio il mio sesso contro di lei. Una sensazione strana, non capivo se era la sua pelle ad essere fresca o il mio sesso ad essere caldissimo. Lei non faceva più resistenza.



Ora ero esattamente dietro di lei, appoggiavo e facevo scivolare la punta del mio sesso tra le sue natiche, sul pizzo della sua biancheria. Una sensazione strana, quel ruvido e morbido del pizzo. Scivolo tra le sue cosce, lei le stringe e mi trattiene tra di esse. Si, direi che ci ha preso gusto...



"Cosa vuoi fare? Guarda che qui sono io che decide cosa fa!" Le metto le mani sui fianchi, cerco sotto la parte della gonna che ancora le copre un poco i fianchi il bordo delle mutandine, e gliele faccio scendere, abbassandole fino a metà coscia. Ora contro al mio sesso non sentivo più il fresco della sua pelle, ma il caldo umido del suo sesso. Con i miei piedi sposto i suoi piedi, per farle aprire un poco le gambe. Più di tanto non ci riesce, le mutandine a metà coscia non le permettevano di aprirle più di tanto, ma era quello che mi bastava.



Mi spingo di più contro di lei, e in un attimo le scivolo dentro. Sento un suo sospiro, quasi strozzato. Esco piano e rientro, e sento un altro sospiro. Le dò una sculacciata, forte. "Io mi diverto... tu no... tu non puoi divertiti ora, ti sto punendo, non te lo ricordi?"



(...continua...)

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